Chi mi chiede un logo, di solito, ha già in mente un’immagine: un simbolo, un colore, un carattere visto da qualche parte. È un buon punto di partenza, ma un logo professionale nasce da un lavoro più lungo di un’intuizione. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics, e dal 2013 disegno loghi e identità per attività e professionisti. Qui ti racconto le fasi che seguo e cosa succede in ognuna, così sai cosa aspettarti e cosa chiedere.
In breve: un logo professionale parte dalle domande sulla tua attività, passa per una ricerca sul settore e sui marchi esistenti, arriva a poche proposte motivate e viene provato in piccolo, in un colore solo e sui materiali veri prima di essere scelto. Si chiude con le revisioni concordate e con i file pronti per ogni uso. Prima di iniziare, oltre al costo, conviene chiedere al designer come lavora.
Cosa rende professionale un logo?
Un logo è professionale quando funziona ovunque serve: si legge minuscolo sull’icona del telefono e grande sull’insegna, regge in un colore solo, si distingue dai marchi del tuo settore e racconta il tono della tua attività. Non dipende da quanto è elaborato: spesso i loghi più solidi sono anche i più semplici, perché hanno pochi elementi e tutti necessari.
La bellezza conta, ma viene dopo. Un logo con molti colori, una sfumatura e dettagli sottili può essere bellissimo sul monitor del designer e diventare illeggibile ricamato su una divisa, stampato su un timbro o ridotto a icona di un profilo social. Capita spesso con i loghi nati senza prove: funzionano nel file in cui sono stati disegnati e in pochi altri posti.
Il logo è anche il primo pezzo di un sistema più grande, fatto di colori, caratteri, tono dei testi e regole d’uso. Cosa comprende quel sistema, e quali file devi ricevere, lo spiego nell’articolo su cosa comprende una brand identity; qui mi fermo sul logo e su come nasce.
Cosa chiedere a un designer prima di iniziare?
Prima di iniziare conviene chiedere al designer come lavora: da dove parte, come arriva alle proposte, che prove fa e cosa ti chiederà. Le risposte ti dicono se dietro il logo ci sarà un ragionamento o una serie di tentativi, e se il suo metodo si adatta ai tuoi tempi e al tuo modo di decidere.
Le domande sul metodo
- Da dove parti? Mi fai delle domande sulla mia attività prima di disegnare?
- Mi mostri loghi che hai disegnato, raccontandomi il percorso che c’era dietro?
- Disegni tu il logo, o parti da modelli già pronti?
- Controlli che non somigli a marchi già esistenti nel mio settore?
- Come mi presenti le proposte, e mi spieghi il perché di ogni scelta?
- Provi il logo in piccolo, in un colore solo e sui materiali che userò?
- Cosa ti serve da me, e in quali momenti ti servirà un mio parere?
Le voci da trovare scritte nel preventivo, cioè numero di proposte, revisioni, file consegnati e diritti sul logo, le ho raccolte nell’articolo sulla brand identity. Queste domande servono a un’altra cosa: capire come ragiona chi hai davanti. Un designer che non fa domande sulla tua attività disegnerà il logo che piace a lui.
Cosa deve sapere il designer della tua attività?
Il designer deve sapere cosa fai, per chi lo fai, cosa ti distingue da chi fa lo stesso lavoro e come vuoi essere percepito: più accogliente o più autorevole, più tradizionale o più contemporaneo. Deve sapere anche dove userai il logo, perché un’insegna su strada, un’etichetta e un profilo social pongono vincoli diversi.
Nel primo incontro parlo con te del settore, dei clienti che vuoi raggiungere, dei valori del tuo lavoro e di cosa ti piace a livello visivo. Mi servono anche gli esempi: loghi che ti piacciono e loghi che non sopporti, anche di settori lontani dal tuo. Dicono più di molti aggettivi, perché «elegante» o «moderno» significano cose diverse per ognuno.
Un consiglio praticoPrima dell’incontro, pensa a tre parole che vorresti sentire da un cliente quando descrive la tua attività a un amico. Sono un riferimento prezioso per tutto il lavoro, e aiutano a giudicare le proposte quando arrivano.
Come nascono le prime idee di un logo?
Le prime idee di un logo nascono dalla ricerca, non dal foglio bianco: guardo come si presentano le attività del tuo settore, quali segni e colori sono già usati da tutti e quali spazi restano liberi. Da lì escono alcune direzioni possibili, che sviluppo a schizzo e poi in digitale, scartando quelle che somigliano troppo a marchi esistenti.
In questa fase si decide anche che tipo di logo serve. Non tutti i loghi hanno un simbolo: per alcune attività il nome scritto con un carattere disegnato bene è la scelta più forte, per altre serve un segno che funzioni anche da solo, per esempio come icona del sito o dell’applicazione.
| Tipo di logo | Com’è fatto | Quando funziona |
|---|---|---|
| Logotipo | Solo il nome, con un carattere scelto o disegnato | Nomi brevi e facili da ricordare |
| Simbolo | Un segno grafico che può stare da solo | Attività che usano molto icone e profili social |
| Combinato | Simbolo e nome insieme, separabili | La maggior parte delle attività locali |
| Emblema | Nome chiuso dentro una forma, come uno stemma | Attività con un’immagine tradizionale o artigianale |
Come si valutano le proposte di logo?
Le proposte di logo si valutano guardandole al lavoro, non da sole su uno sfondo bianco: sul sito, sull’insegna, su un biglietto, come icona del telefono. Io presento due proposte diverse, ognuna con il perché delle scelte, e il modo giusto di giudicarle è vederle nei contesti in cui vivranno. Davanti a un’applicazione reale si decide meglio che davanti a un disegno isolato.
Le prove in piccolo
- Icona del sito nella scheda del browser.
- Immagine del profilo social, tagliata in cerchio.
- Firma delle email e fattura.
- Versione in un solo colore, chiaro su scuro e scuro su chiaro.
Le prove sui materiali
- Insegna o targa, vista da lontano.
- Biglietto da visita, sacchetti, etichette.
- Ricamo su una divisa o stampa su un timbro.
- Testata del sito, da computer e da telefono.
Il parere più utile che puoi dare è il perché di un «mi piace» o di un «non mi piace»: questo colore mi sembra freddo, questo simbolo mi ricorda un’altra attività, questo nome si legge male da lontano. Anche un’impressione di pancia va bene, se provi a dire da dove viene. Così la revisione lavora sul punto giusto e non riparte da capo.
Un logo riuscito è quello che riconosci sull’insegna e ritrovi uguale sullo schermo del telefono.
Come si chiude il lavoro, dalle revisioni ai file finali?
Il lavoro si chiude con i giri di revisione concordati sul logo scelto e con la preparazione dei file per ogni uso. Le revisioni rifiniscono: proporzioni, spaziature, peso delle linee, colori. Intorno al logo prendono forma colori e caratteri dell’identità, e alla fine ricevi le varianti, i file modificabili e una guida che spiega come usarli.
I file finali sono la parte meno visibile e quella che ti serve per anni: senza le versioni giuste ogni tipografo, ogni ricamatore e ogni persona che ti segue i social ti chiederà un formato diverso. L’elenco completo dei file da ricevere lo trovi nell’articolo sulla brand identity, e il percorso intero, dal primo incontro alla guida finale, è descritto nel mio servizio di brand identity e logo.
Quando il logo è pronto, il passo successivo è portarlo dove i clienti ti incontrano: il sito, i social, la scheda Google. Se il sito che hai non c’entra più nulla con la nuova immagine, l’occasione giusta per rinnovarlo la spiego nell’articolo sul restyling del sito.
Un logo da un generatore automatico è la stessa cosa?
Un logo da un generatore automatico o da un modello già pronto è una scorciatoia che salta le fasi che rendono solido un logo: le domande sulla tua attività, la ricerca sul settore, le prove in piccolo e sui materiali. Il risultato può essere gradevole, ma nasce da combinazioni disponibili a chiunque, e spesso somiglia ai loghi di altre attività.
| Aspetto | Generatore o modello | Logo progettato |
|---|---|---|
| Punto di partenza | Un settore e qualche parola | La tua attività e i tuoi clienti |
| Somiglianza con altri | Frequente | Verificata con la ricerca |
| Prove d’uso | Nessuna | In piccolo, in un colore e sui materiali |
| File e varianti | Pochi formati, spesso non modificabili | Tutte le versioni che ti servono |
Lo stesso vale per i loghi generati con l’intelligenza artificiale, con in più un dubbio sulla tutela come opera d’autore, di cui parlo nelle domande frequenti dell’articolo sulla brand identity. Se stai partendo e vuoi solo un segno provvisorio, un generatore può bastare per qualche mese; se il logo andrà sull’insegna e sui materiali stampati, conviene progettarlo una volta per tutte. Come l’ho fatto in progetti diversi lo trovi nei casi studio.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Dipende da quanto è chiara la partenza e dal tempo che serve a te per valutare proposte e revisioni: la parte più lunga, spesso, è la decisione. Un logo fatto in poche ore salta la ricerca e le prove, cioè le fasi che lo rendono solido. Quando preparo un preventivo indico le fasi e i tempi di ciascuna, così sai in anticipo quando ti chiederò un parere.
Sì, ed è un buon punto di partenza: dice molto di cosa ti piace e di cosa vuoi raccontare. Lo schizzo entra nella ricerca come le altre informazioni; può diventare la base di una proposta oppure mostrare, nelle prove, che un’altra strada funziona meglio in piccolo o sull’insegna. In ogni caso ti spiego perché tengo o cambio un elemento, così la scelta resta tua.
Non per forza. Molti marchi conosciuti non mostrano il prodotto che vendono: si fanno riconoscere per la forma, il colore, il carattere del nome. Un simbolo troppo letterale, come le forbici per un parrucchiere o la casetta per un’agenzia immobiliare, rischia di somigliare a tanti altri del settore. Conta che il logo sia riconoscibile e coerente con il tono dell’attività; cosa fai lo dicono il nome, il sito e i testi.
Prima si capisce perché: spesso non convince un elemento preciso, come il colore, il carattere o il simbolo, mentre il resto della proposta regge. Per questo ti chiedo un parere motivato, anche solo di pancia, su cosa ti piace e cosa no. Se invece è sbagliata la direzione, vuol dire che la ricerca iniziale ha mancato qualcosa, e si torna lì. Come si gestisce questo caso va chiarito prima di iniziare.
Pochi, e il logo deve funzionare anche in un colore solo. Ogni colore in più complica la stampa, il ricamo, i timbri e le versioni su sfondi scuri. Spesso il logo ha uno o due colori, mentre la palette dell’identità ne comprende altri per il sito, i social e i materiali. Una sfumatura può stare nella versione per lo schermo, ma serve sempre anche una versione piena, senza sfumature.
Sì. Il logo si costruisce sul nome: la sua lunghezza, le lettere che lo compongono e il suono guidano le scelte di forma e di carattere. Cambiare nome a lavoro avviato vuol dire ripartire quasi da capo. Prima di iniziare conviene anche verificare che il nome non sia già usato da un’attività simile e che siano liberi il dominio del sito e i nomi dei profili social.
