Approfondimento · Prima di iniziare

Dominio, hosting ed email quando fai un sito: cosa deve essere intestato a te

Il momento giusto per decidere a chi sono intestati dominio, hosting, caselle email e account è prima di far fare il sito, quando tutti sono ben disposti. Qui ti spiego cosa deve essere a tuo nome, cosa può gestire il fornitore e cosa farti scrivere prima di iniziare.

Aggiornato ottobre 202611 min di letturaMartina Tempesta

Molti titolari scoprono chi è l’intestatario del loro dominio il giorno in cui serve cambiarlo, che è il giorno peggiore per scoprirlo. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics: quando prendo in mano un sito fatto da altri, la prima verifica è sempre questa, e spesso trovo il dominio a nome dell’agenzia precedente, «per comodità». Qui parlo di come evitarlo prima di iniziare; se il problema c’è già, l’articolo su cosa fare quando il web designer è sparito spiega come si recupera.

In breve: il dominio va intestato a te o alla tua azienda, con dati corretti e un indirizzo email che leggi davvero. Il fornitore può essere contatto tecnico, mai intestatario. L’hosting può essere a tuo nome o gestito dal fornitore, purché tu possa avere una copia completa del sito quando vuoi. Caselle email, scheda Google, statistiche e account pubblicitari devono avere te come proprietario.

Il nome

Perché conta a chi è intestato il dominio?

Conta perché il dominio, cioè il nome del sito, appartiene a chi risulta intestatario presso il registro, a prescindere da chi lo ha pagato o da chi lo usa ogni giorno. Da quel nome dipendono il sito e le caselle email. L’intestatario decide se rinnovarlo, se spostarlo e a chi cederlo: se non sei tu, quelle decisioni le prende qualcun altro.

Per i domini .it il registro è il Registro .it, gestito dall’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa. Il dominio però si registra attraverso un fornitore accreditato, chiamato registrar, che fa da tramite e incassa il rinnovo. Il fornitore può cambiare nel tempo, l’intestatario resta lo stesso finché non c’è una cessione vera e propria. Per i .com, i .eu e gli altri valgono le regole dei rispettivi registri, con lo stesso principio.

Il caso che vedo più spesso è il dominio intestato all’agenzia o al consulente che ha fatto il sito. Finché il rapporto va bene nessuno se ne accorge; il problema esce quando si cambia fornitore, quando il fornitore chiude l’attività o quando smette di rispondere.

I ruoli

Che differenza c’è tra intestatario e contatto tecnico?

L’intestatario è il titolare del dominio; il contatto tecnico è la persona o l’azienda che lo gestisce materialmente, cioè imposta dove puntano sito ed email e segue gli aspetti tecnici. Il tuo web designer può essere contatto tecnico, ed è normale. L’intestatario invece devi essere tu, con i dati veri della tua attività: denominazione, partita IVA o codice fiscale.

Intestato a te

  • Il dominio, con i dati della tua attività.
  • Il contratto di hosting, oppure il diritto scritto alla copia del sito.
  • L’account principale della posta.
  • La scheda Google dell’attività e gli account pubblicitari.

Può gestirlo il fornitore

  • Le impostazioni tecniche del dominio.
  • Gli aggiornamenti e le copie di sicurezza del sito.
  • Il pagamento dei rinnovi, se è scritto nell’accordo.
  • L’accesso al sito, con un utente suo e non con il tuo.

Due dettagli sembrano burocrazia e invece pesano. I dati dell’intestatario devono corrispondere a chi usa davvero il nome: se il sito è della società e il dominio è intestato al titolare come persona, una cessione o l’ingresso di un socio diventano complicati. E l’indirizzo che riceve gli avvisi di scadenza deve essere uno che leggi, possibilmente non una casella dello stesso dominio: se il dominio scade, anche quella casella smette di ricevere, proprio quando l’avviso servirebbe.

Il server

L’hosting deve essere a tuo nome?

Non sempre, ma devi sapere dov’è e cosa succede se te ne vai. L’hosting è lo spazio sul server dove il sito è ospitato. Può essere un contratto a tuo nome, che il fornitore gestisce con un accesso suo, oppure uno spazio del fornitore in cui ospita più siti. Tutte e due le strade funzionano, se è chiaro chi può avere una copia completa del sito e quando.

Aspetto Hosting a tuo nome Hosting del fornitore
Chi paga il server Tu, direttamente al servizio di hosting Il fornitore, dentro il suo servizio
Se cambi fornitore Il sito resta dov’è, cambia chi lo segue Il sito va spostato, con la sua collaborazione
Copia completa del sito La puoi scaricare tu La chiedi al fornitore, meglio se è previsto per iscritto
Aggiornamenti e sicurezza Li segue chi ha la manutenzione Li segue il fornitore, insieme al server
Adatto a Chi vuole il pieno controllo Chi preferisce un servizio unico, con regole d’uscita chiare

Nel secondo caso la domanda da fare prima è semplice: se un giorno decidessi di andare altrove, in che forma riceverei la copia del sito? La risposta va scritta nell’accordo. In ogni caso il dominio resta intestato a te, anche quando il sito sta sul server del fornitore: è quello che ti permette, sempre, di spostarlo.

La posta

Chi deve avere le chiavi delle caselle email?

Le chiavi delle caselle email devono essere tue, perché lì passano clienti, fornitori, fatture e i recuperi di password di quasi tutti gli altri servizi. Le caselle possono stare presso l’hosting o presso un servizio di posta separato; in entrambi i casi l’account principale, quello che crea e cancella le caselle, deve essere a nome tuo, con un accesso che conosci.

Il motivo è a catena. Chi controlla la casella principale può chiedere il cambio della password di quasi tutto, dalla scheda Google ai social, perché le email di recupero arrivano lì. E le caselle dipendono dalle impostazioni del dominio: un dominio gestito male ferma anche la posta, a volte senza nessun avviso. Se le tue email finiscono già nello spam dei clienti, le cause sono spesso proprio in quelle impostazioni: ne parlo nell’articolo sulle email aziendali che finiscono in spam.

Un’abitudine da evitare: aprire gli account importanti con l’indirizzo personale di un collaboratore o del web designer. Quando quella persona se ne va, porta via la chiave senza volerlo.

Gli account

Quali altri account devono essere tuoi?

Oltre a dominio, hosting ed email devono avere te come proprietario la scheda Google dell’attività, i dati di Google sul sito, le statistiche delle visite, gli account pubblicitari, le pagine social e i servizi collegati al sito, come prenotazioni o newsletter. Il fornitore lavora con un accesso suo, che puoi togliere senza cambiare password a nessuno.

Gli account che controllo quando prendo in mano un sito

  • La scheda Google dell’attività, con te come proprietario principale.
  • Lo strumento di Google che mostra come il sito compare nelle ricerche.
  • Le statistiche delle visite.
  • Gli account pubblicitari di Google e di Meta, con il tuo metodo di pagamento.
  • Le pagine social dell’attività.
  • I servizi esterni collegati al sito: prenotazioni, newsletter, chat, negozio.
  • Le licenze dei temi e dei componenti a pagamento, quando sono legate a un account.

Le licenze sono il punto che si dimentica più spesso. Molti siti usano componenti a pagamento con una licenza annuale: se è intestata al fornitore e lui smette di rinnovarla, il componente smette di aggiornarsi, e un componente fermo diventa un punto debole del sito. Ne parlo nell’articolo su cosa succede se non aggiorni WordPress e i plugin.

Un buon fornitore lavora con le chiavi che gli dai tu, e te le lascia tutte quando il lavoro finisce.

L’accordo

Cosa farti scrivere prima di iniziare il sito?

Prima di iniziare conviene farsi scrivere a chi saranno intestati dominio, hosting ed email, chi paga i rinnovi e dove arrivano gli avvisi, cosa resta tuo alla fine del rapporto e in che forma ricevi la copia del sito. Bastano poche righe nel preventivo o nell’accordo, e chiudono in anticipo le discussioni che vedo nascere più spesso.

Le righe che non devono mancareIntestatario del dominio e dell’hosting, con i tuoi dati. Chi paga i rinnovi e a quale indirizzo arrivano gli avvisi. Quali account vengono aperti per te, e con quale email. Cosa ricevi se un giorno cambi fornitore: accessi, copia completa del sito, codice per spostare il dominio.

Vale con chiunque tu scelga, un professionista singolo o un’agenzia. Le altre domande da fare prima di affidare il sito le trovi nella guida su come scegliere un’agenzia web a Roma, e in quale momento del progetto si aprono dominio e hosting lo spiego nell’articolo su come nasce un sito web. Su contratti, diritti su testi e grafiche e clausole di recesso non do consulenza legale: se l’accordo che ti propongono dice cose che non ti tornano, fallo leggere a un legale.

Se è già fatto

E se il sito è già online e qualcosa non è a tuo nome?

Se il sito è già online conviene verificare adesso, mentre il rapporto con il fornitore funziona: chiedi a chi è intestato il dominio, dove sta l’hosting e con quali account sono stati aperti i servizi. Quasi sempre il fornitore collabora, e passare l’intestazione a te è una pratica ordinaria. Diventa complicato soprattutto quando il fornitore non risponde più.

Per i domini .it l’intestatario si può verificare anche con la ricerca pubblica sul sito del Registro, con un limite: per persone fisiche, ditte individuali e liberi professionisti i dati possono restare riservati, e allora va chiesto al fornitore presso cui il dominio è registrato. Se chi ti ha fatto il sito è sparito, il percorso di recupero è nell’articolo sul web designer sparito.

Nei siti che seguo funziona così: il dominio è intestato al cliente e io compaio al massimo come contatto tecnico, l’hosting è a nome del cliente, gli account sono suoi e io lavoro con un accesso mio. Se un giorno il cliente decide di cambiare fornitore, ha già tutto in mano.

Verifica delle intestazioni, passaggio del dominio a tuo nome, riordino di account e accessi sono un lavoro tecnico che gestisco io, anche su siti fatti da altri. Trovi tutti gli interventi sui siti esistenti nella pagina sull’assistenza ai siti web; se vuoi un controllo, raccontami come è nato il tuo sito.

Domande frequenti

Le risposte più richieste

Può pagarlo chiunque, purché sia scritto. Quello che conta è che il dominio sia intestato a te e che gli avvisi di scadenza arrivino a un indirizzo che leggi. Se il rinnovo lo paga il fornitore dentro un servizio annuale, chiedi di poter controllare tu la scadenza: se il servizio si interrompe, devi poter rinnovare da solo prima che il nome torni libero.

Si può, ma conviene che l’intestatario sia chi usa il nome: se il sito è di una società, il dominio va alla società. Un dominio intestato al titolare come persona crea problemi quando entra un socio, quando l’attività viene ceduta o quando il titolare cambia ruolo. Per un libero professionista che lavora con il proprio nome, invece, l’intestazione personale è la scelta naturale.

Meglio di no, quando si può evitare. Quasi tutti i servizi permettono di aggiungere un utente con un accesso suo: il sito, la scheda Google, le statistiche, gli account pubblicitari. Così il fornitore lavora, tu vedi cosa fa e, se il rapporto finisce, togli il suo accesso senza cambiare le tue password. Dove serve per forza un accesso unico, lo cambi alla fine del lavoro.

Vuol dire che il dominio è stato registrato attraverso un fornitore accreditato presso il registro, il registrar, che lo gestisce per conto dell’intestatario e gli fa pagare il rinnovo. Il fornitore si può cambiare con un trasferimento: per i .it serve un codice, chiamato AuthInfo, che rilascia il fornitore attuale. Cambiare fornitore non cambia l’intestatario.

No. Il dominio resta lo stesso, e con lui gli indirizzi delle pagine, le email e quello che il sito ha guadagnato su Google. Cambia chi lo gestisce: il nuovo fornitore riceve gli accessi tecnici e, se serve, il dominio si sposta presso un altro registrar senza cambiare nome. Cambiare dominio è una scelta a parte, con rischi propri, da fare solo per un motivo preciso.

Sì, ed è un modo di lavorare comune: il dominio è tuo e punta al server del fornitore, che ospita il sito dentro il suo servizio. Va bene se è scritto in che forma ricevi la copia completa del sito quando la chiedi e cosa succede alla fine del rapporto. Con il dominio a tuo nome, spostare il sito altrove resta sempre possibile.

Martina TempestaWeb designer a Roma, titolare di MarTe Graphics. Dal 2013 progetto siti per studi professionali, aziende e attività locali.