Approfondimento · Sito e dominio

Il tuo web designer è sparito? Come riprendi in mano sito e dominio

Chi ti ha fatto il sito non risponde più, non hai le password e non sai nemmeno a chi è intestato il dominio. Succede più spesso di quanto pensi. Qui ti spiego cosa ti serve recuperare, in che ordine, e cosa rischi se nel frattempo il dominio scade.

Aggiornato ottobre 202610 min di letturaMartina Tempesta

Quando il web designer non risponde più, il rischio più serio, più ancora del sito fermo per qualche giorno, è non avere in mano le chiavi della tua presenza online. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics, e diversi clienti sono arrivati da me proprio così, con un sito funzionante ma senza accessi, o con un dominio intestato a qualcun altro. Quasi sempre si sistema, a patto di procedere con ordine.

In breve: per riprendere il controllo ti servono il dominio intestato a te, l’accesso allo spazio in cui il sito è ospitato, l’accesso da amministratore e una copia completa del sito. La prima cosa da verificare è di chi è il dominio, perché da lì dipendono sito ed email. Se il dominio scade si fermano entrambi. Per contratti e contestazioni serve un legale.

Le chiavi

Cosa ti serve davvero per riprendere il controllo del sito?

Ti servono quattro cose: il dominio, cioè il nome del sito, intestato a te; l’accesso all’hosting, lo spazio sul server dove il sito è ospitato; l’accesso da amministratore al sito; una copia completa di file e contenuti. Con queste quattro chiavi puoi cambiare fornitore quando vuoi. Senza anche una sola, dipendi da chi le ha.

Le chiavi principali

  • Il dominio, intestato a te o alla tua azienda.
  • L’hosting, con il contratto a tuo nome.
  • L’accesso da amministratore al sito.
  • Una copia completa del sito, tenuta da te.

Le chiavi che si dimenticano

  • Le caselle email collegate al dominio.
  • La scheda Google dell’attività.
  • I dati di Google sul sito e le statistiche delle visite.
  • Gli account degli annunci a pagamento.
  • Servizi esterni come prenotazioni o negozio su un sottodominio.

La seconda colonna è quella che crea sorprese. Mi è capitato un sito con una parte del servizio su un sottodominio, cioè un indirizzo del tipo «servizio.nomesito.it», gestito da un’altra azienda: quella parte non dipendeva né dal cliente né da chi aveva fatto il sito. Anche la scheda Google deve avere te come proprietario, e ne parlo nella guida su come ottimizzare la scheda Google Business.

Il dominio

Di chi è il dominio, e come lo scopri?

Per il Registro il dominio è assegnato a chi risulta intestatario, anche se l’ha pagato o lo usa ogni giorno qualcun altro. Per i domini .it la verifica si fa sul sito ufficiale del Registro .it, nic.it, con la ricerca pubblica «Cerca il tuo .it». Il risultato mostra lo stato del dominio e, per società ed enti, l’intestatario. È la prima cosa da controllare.

Una precisazione utile: secondo le linee guida tecniche del Registro .it (versione 3.3, 2026), per chi non è una persona fisica, un’impresa individuale o un libero professionista la pubblicazione dei dati è obbligatoria. Per questi ultimi i dati possono restare riservati, e allora la ricerca pubblica non basta: l’intestatario si verifica con il fornitore presso cui il dominio è registrato. Per i domini .com, .eu e gli altri valgono le regole dei rispettivi registri.

Il caso che vedo più spesso è il dominio registrato a nome dell’agenzia precedente, «per comodità». Finché il rapporto va bene nessuno se ne accorge; quando finisce, il cliente scopre di non avere né gli accessi né l’intestazione. Per questo nei miei lavori la regola è fissa: il dominio è sempre intestato al cliente, e io compaio al massimo come contatto tecnico.

La scadenza

Cosa succede se il dominio scade?

Se il dominio scade e non viene rinnovato, il sito smette di aprirsi e si fermano anche le caselle email collegate al dominio, quindi non ricevi più i messaggi di clienti e fornitori. Dopo la cancellazione c’è un periodo limitato per recuperarlo, poi il nome torna libero e chiunque può registrarlo. Una copia del sito salva le pagine, ma non il nome.

Per i .it, le linee guida tecniche del Registro prevedono che un dominio cancellato possa essere recuperato entro 30 giorni, e solo dal fornitore presso cui era registrato. Se quel fornitore è proprio la persona che non risponde più, capisci perché la scadenza va tenuta d’occhio con largo anticipo.

Di recente un cliente mi ha girato una schermata che non capiva: era l’avviso di scadenza del suo dominio. Il rinnovo si faceva dall’area clienti del suo fornitore, con le sue credenziali. Le pagine erano al sicuro nella copia che conservo; a rischio c’erano il nome e le email. Due attenzioni: controlla che l’avviso arrivi davvero dal tuo fornitore prima di pagare, perché circolano email false di «rinnovo», e chiediti chi paga il rinnovo. Se lo pagava il vecchio web designer, potrebbe smettere senza avvisarti.

Gli accessi

Senza password si può recuperare il sito?

Quasi sempre sì, se hai il controllo del dominio o dell’hosting. Dall’hosting si arriva ai file e ai contenuti del sito, e da lì all’accesso da amministratore. Diventa più difficile quando anche l’hosting è intestato al vecchio fornitore: in quel caso serve passare dal fornitore dell’hosting, che ha le sue regole per stabilire chi è il titolare del contratto.

Prima di toccare qualsiasi cosa, però, conviene capire chi aveva accesso e da quando. Su un sito che ho preso in mano di recente c’erano due utenti amministratori che nessuno sapeva attribuire, e la prima domanda che ho fatto al cliente è stata: chi ha fatto il sito, chi usava quegli account, e il vecchio sviluppatore ha una copia di prima dei problemi? In quel caso il sito era anche stato violato, e lì il discorso diventa di sicurezza: ne parlo nell’articolo su cosa fare con un sito hackerato.

Cosa non fare quando non hai gli accessi

  • Cancellare in fretta gli utenti che non riconosci, prima di aver capito chi sono e cosa hanno fatto.
  • Installare programmi trovati online per «recuperare la password» del sito.
  • Dare le tue credenziali dell’hosting a chiunque si offra di aiutarti, senza sapere cosa farà.
  • Disdire l’hosting o il vecchio contratto prima di avere una copia completa del sito.
Il vecchio fornitore

Cosa chiedere al vecchio fornitore, e cosa fare se non risponde?

Al vecchio fornitore conviene chiedere tutto per iscritto, in un solo messaggio chiaro: gli accessi, la copia del sito e il codice per spostare il dominio. Una richiesta scritta lascia traccia, evita malintesi e, se il rapporto si è chiuso male, è la base da cui parte un eventuale legale. Spesso il fornitore risponde, semplicemente non aveva mai pensato di consegnare queste cose.

Cosa chiedere, per iscritto

  • Il codice di trasferimento del dominio, che per i .it si chiama AuthInfo.
  • Gli accessi al pannello dell’hosting e del dominio, se sono a tuo nome.
  • L’accesso da amministratore al sito.
  • Una copia completa del sito, con file e contenuti.
  • Gli accessi ai dati di Google, alle statistiche, alla scheda dell’attività e agli annunci.

Se non risponde, dipende da chi è l’intestatario. Se il dominio è tuo, il codice AuthInfo lo rilascia il fornitore presso cui è registrato; se quel fornitore non si trova o non te lo consegna, secondo il Registro .it puoi rivolgerti direttamente al Registro. Se invece il dominio è intestato a lui, le stesse linee guida prevedono che per cambiare intestatario sia il vecchio intestatario a comunicare il codice al nuovo: senza la sua collaborazione la questione non è più tecnica.

Su contratti, diffide e contestazioni non do consulenza legale. Se il fornitore si rifiuta di consegnare dominio o accessi, o se il contratto dice cose che non ti tornano, rivolgiti a un legale. Io mi occupo della parte tecnica: capire cosa c’è, cosa manca e come spostarlo senza danni.

Il passaggio

Come si fa un passaggio senza fermare sito ed email?

Si fa rispettando un ordine: prima si mette al sicuro una copia completa del sito e si annotano le impostazioni della posta, poi si sposta il sito, e solo alla fine si cambia la direzione del dominio. Le email sono il punto più fragile, perché dipendono dalle impostazioni del dominio che dicono dove si trovano sito e caselle. Un errore lì ferma la posta senza avvisi.

Il caso più complicato che ho visto è un trasloco da un dominio all’altro iniziato da un altro fornitore e mai finito. Lo stesso sito rispondeva a tre indirizzi diversi, il sito nuovo continuava a indicare a Google quello vecchio come versione principale e caricava gran parte di immagini e file dal vecchio dominio. Quel dominio, quindi, non si poteva lasciar scadere: avrebbe portato giù anche il sito nuovo. E per sistemarlo servivano gli accessi proprio al dominio vecchio.

Un passaggio fatto male ha effetti anche su Google, perché gli indirizzi delle pagine possono cambiare: lo spiego nell’articolo su cosa succede quando hai perso posizionamento dopo il nuovo sito. Se dopo il cambio le tue email finiscono nello spam dei clienti, trovi le cause nell’articolo sulle email aziendali che finiscono in spam.

Per il futuro

Come eviti che succeda di nuovo?

Lo eviti tenendo a tuo nome tutto quello che non deve dipendere da una persona sola: dominio e hosting intestati a te, accessi conservati in un posto tuo, copie del sito che ricevi tu, e un accordo scritto che dica cosa resta tuo alla fine del rapporto. Un fornitore serio non ha nessun problema a lavorare così, anzi ti chiede lui di farlo.

Il momento giusto per chiarire queste cose è prima di firmare, quando tutti sono ben disposti. Le domande da fare a un’agenzia prima di affidarle il sito le trovi nella guida su come scegliere un’agenzia web a Roma.

Il dominio è il tuo nome su internet: va intestato a te anche quando qualcun altro lo gestisce.

Recupero degli accessi, copia del sito, trasloco di dominio e hosting sono un lavoro tecnico che gestisco io, anche su siti fatti da altri. Tu alla fine hai tutto a tuo nome. Trovi come lavoro nella pagina sull’assistenza ai siti web, oppure raccontami la situazione.

Domande frequenti

Le risposte più richieste

Non è automatico. Dipende da cosa dice il contratto e da cosa compone il sito: testi, foto, grafica, programmi e licenze possono avere regole diverse, e il dominio è di chi risulta intestatario. Se il contratto non dice niente o dice cose che non ti tornano, fallo leggere a un legale. Dal lato tecnico, la prima verifica utile è sempre l’intestazione del dominio.

Se il dominio è intestato a lui, risulta suo presso il registro. Per i .it, secondo le linee guida del Registro, il cambio di intestatario richiede che sia il vecchio intestatario a comunicare al nuovo il codice del dominio. Senza la sua collaborazione la questione diventa legale: un avvocato può valutare anche la procedura di opposizione prevista dal Registro. Per questo il dominio va intestato a te fin dal primo giorno.

Non se il passaggio è fatto nell’ordine giusto. Le caselle possono stare presso l’hosting oppure presso un servizio separato, e in entrambi i casi dipendono dalle impostazioni del dominio. Il rischio vero è il momento del cambio: se quelle impostazioni vengono modificate senza riportare la posta, le email smettono di arrivare. Per questo si annota tutto prima e si cambia alla fine.

Non per forza. Se recuperi gli accessi e il sito è sano, si continua a usarlo. Conviene ricostruirlo quando è fermo da anni con componenti abbandonati dai loro autori, o quando è stato violato e non c’è una copia pulita. In quel caso si rifà mantenendo gli stessi indirizzi delle pagine, così non si perde quello che il sito ha guadagnato su Google.

Dipende da cosa prevede il tuo contratto su durata, recesso e servizi già pagati: è una domanda per un legale. Quello che puoi fare subito, a prescindere dal contratto, è verificare di chi è il dominio e chiedere per iscritto gli accessi. Sapere cosa è intestato a te ti dice anche quanto sarà semplice il passaggio.

Il dominio è intestato a te e io compaio al massimo come contatto tecnico, l’hosting è a tuo nome, hai l’accesso da amministratore al sito e, quando la chiedi, una copia completa del sito. Se un giorno decidi di cambiare fornitore, hai già in mano tutto quello che serve per farlo, senza dover chiedere niente a nessuno.

Martina TempestaWeb designer a Roma, titolare di MarTe Graphics. Dal 2013 progetto siti per studi professionali, aziende e attività locali.