Perdere posizionamento dopo un nuovo sito è uno dei danni più frustranti che vedo, perché arriva proprio quando hai appena investito per fare un passo avanti. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics, e spesso mi chiamano quando il rifacimento l’ha fatto qualcun altro e le visite da Google sono già scese. La buona notizia è che il danno ha quasi sempre una causa precisa, e che una parte si può recuperare.
In breve: qualche oscillazione nelle settimane dopo il cambio è prevista anche da Google. Un calo che non rientra e che colpisce le pagine che portavano clienti, invece, è un problema. Nella maggior parte dei casi dipende dai vecchi indirizzi delle pagine, lasciati senza un collegamento verso quelli nuovi. Si interviene prima possibile, senza tornare indietro alla cieca.
Dopo un sito nuovo, un calo è normale?
Un piccolo calo temporaneo sì, anche quando il passaggio è fatto con cura. Google deve rileggere tutte le pagine, collegare ogni vecchio indirizzo al nuovo e rivalutare il sito: in quel periodo le posizioni possono muoversi. La guida ufficiale di Google sugli spostamenti di siti lo dice chiaramente: durante il cambio sono possibili fluttuazioni di posizionamento, che poi si stabilizzano.
La stessa guida avverte che, per un sito di medie dimensioni, il passaggio completo può richiedere alcune settimane o più. Quindi un sito che nei primi giorni perde qualche posizione e poi risale sta seguendo il percorso normale. Quello che non è normale è un calo netto che, invece di rientrare, si allarga.
C’è un errore di lettura frequente: guardare i numeri del primo giorno e decidere che il sito nuovo «non funziona». Le scelte prese in quel momento, come cambiare di nuovo titoli e indirizzi, sono spesso quelle che trasformano un assestamento in un danno vero.
Quando il calo diventa un problema?
Il calo diventa un problema quando non rientra e quando colpisce pagine precise, di solito proprio quelle che portavano più richieste. Se cercando i servizi per cui comparivi ora vedi un altro sito, o peggio una pagina d’errore del tuo, non è un assestamento. Lo stesso vale se diminuiscono le telefonate e le richieste dal modulo, che sono il numero che conta davvero.
| Cosa osservi | Assestamento | Danno da sistemare |
|---|---|---|
| Andamento delle visite | Scende poco, poi risale | Scende e resta giù, o continua a scendere |
| Pagine colpite | Un po’ tutte, in modo leggero | Le pagine che portavano clienti |
| Cosa vedi su Google | Le tue pagine, qualche posizione più in basso | Pagine d’errore, vecchi indirizzi, altri siti al tuo posto |
| Richieste dei clienti | Più o meno come prima | Calano insieme alle visite |
Per capire in quale colonna sei servono i dati di Google sulle ricerche, confrontati con lo stesso periodo prima del rifacimento. Le sensazioni ingannano in tutte e due le direzioni: c’è chi si allarma per un calo stagionale e chi non si accorge di aver perso la pagina più importante.
Perché quasi sempre la causa sono i vecchi indirizzi?
Perché Google lega le posizioni guadagnate all’indirizzo di ogni pagina, non al sito in generale. Se il sito nuovo cambia gli indirizzi e quelli vecchi non portano più da nessuna parte, Google trova pagine d’errore al posto delle pagine che conosceva e, come dice la sua documentazione, toglie dall’indice gli indirizzi già archiviati che rispondono con un errore. Con loro se ne vanno le posizioni.
Il rimedio ha un nome tecnico che sentirai spesso, redirect, in italiano reindirizzamento: è l’istruzione che porta automaticamente chi arriva al vecchio indirizzo verso la pagina nuova corrispondente. Funziona per le persone e per Google, e porta con sé anche il valore dei collegamenti che altri siti avevano verso la vecchia pagina. Google consiglia di mantenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno.
Un caso che ho analizzato quest’anno: un professionista di Roma aveva perso una parte importante delle visite da Google. Fra le modifiche fatte al sito nelle settimane prima del calo c’era il cambio d’indirizzo della pagina di presentazione, senza reindirizzamento: il vecchio indirizzo, quello che Google conosceva e che altri siti collegavano, rispondeva con un errore. Nello stesso momento erano nate pagine nuove su argomenti già coperti da altre pagine del sito, che si facevano concorrenza fra loro.
Il nuovo sito può essere più bello e più veloce, ma se gli indirizzi cambiano senza collegamento, per Google quelle pagine sono sconosciute.
Se il sito lo devi ancora rifare, prevenire è molto più semplice che recuperare: ho raccolto gli errori da evitare prima di rifare il sito, e in un altro articolo spiego quando conviene un restyling e quando rifare da zero.
Quali altre cause controllo?
Oltre agli indirizzi controllo tutto quello che il rifacimento può aver cambiato senza che nessuno se ne accorgesse: i testi, i titoli delle pagine, i collegamenti interni, le impostazioni rimaste dal periodo di costruzione, la velocità e i dati che Google legge. Spesso le cause sono due o tre insieme, e ciascuna da sola sembrerebbe un dettaglio.
Le cause che trovo più spesso, oltre agli indirizzi
- Testi accorciati o tolti perché «nel sito nuovo stava meglio meno testo», proprio dalle pagine che rispondevano alle ricerche.
- Titoli delle pagine per Google tutti uguali, o con il solo nome dell’attività.
- Pagine che prima erano collegate dal menu e dagli articoli e ora non le collega più nessuno.
- Un’impostazione del periodo di costruzione rimasta attiva, che chiede a Google di ignorare il sito o alcune pagine.
- La mappa del sito, l’elenco delle pagine per Google, che indica ancora gli indirizzi vecchi.
- Pagine nuove che trattano lo stesso argomento di pagine esistenti e si rubano le ricerche.
- Un sito più pesante e più lento da telefono, o dati per Google andati persi nel passaggio.
C’è poi una causa esterna da tenere presente: gli aggiornamenti di Google. Secondo la pagina ufficiale sullo stato della Ricerca Google, nel 2026 ci sono stati aggiornamenti principali a marzo e a maggio. Se il calo coincide con una di quelle date, va valutato anche quello, prima di dare la colpa al sito nuovo. Come Google archivia le pagine, e come si verifica, l’ho spiegato nell’articolo sull’indicizzazione di un sito.
Si recupera il posizionamento perso?
Nella maggior parte dei casi una buona parte sì, se la causa viene trovata e corretta presto. I vecchi indirizzi si possono ancora collegare ai nuovi, i testi tolti si possono rimettere, i titoli si possono riscrivere. Una data di recupero però non esiste: dipende da quanto tempo è passato, da cosa si è perso e da quanto si muovono i siti concorrenti nel frattempo.
Il tempo pesa per due motivi. Più i vecchi indirizzi restano in errore, più Google si abitua alla loro assenza e smette di visitarli. E i collegamenti che altri siti avevano verso le vecchie pagine, se portano a un errore, smettono di contare. Per questo, quando il danno è recente, conviene intervenire subito anche con una correzione parziale.
A volte va detto con onestà che non tutto torna. Se le posizioni di prima dipendevano da contenuti che nel sito nuovo non ci sono più, o se nel frattempo Google ha cambiato il modo di rispondere a quelle ricerche, il lavoro diventa una ricostruzione.
Quando sono io a ricostruire un sito, gli indirizzi restano gli stessi. Quest’anno ho rifatto da zero, per motivi di sicurezza, il sito di uno studio professionale: grafica, testi e indirizzo di ogni pagina sono rimasti identici, così per Google le pagine erano le stesse di prima, solo su una base nuova e pulita.
Cosa fai adesso, prima che passi altro tempo?
La cosa più utile che puoi fare subito è non peggiorare la situazione e mettere al sicuro le informazioni che servono per la diagnosi. Ogni modifica fatta a caso cambia di nuovo il sito e rende più difficile capire cosa è successo. Le informazioni sul vecchio sito, invece, col tempo diventano più difficili da recuperare.
Cosa fare
- Recuperare gli accessi ai dati di Google del sito, anche quelli del vecchio fornitore.
- Chiedere a chi ha fatto il sito l’elenco delle vecchie pagine, se ce l’ha.
- Annotare da quando hai visto il calo e cosa è cambiato in quel periodo.
- Far controllare il sito da chi sa leggere quei dati.
Cosa non fare
- Rimettere online il sito vecchio di corsa.
- Cancellare o rinominare altre pagine.
- Cambiare di nuovo titoli e testi di tutto il sito.
- Disdire il vecchio dominio o il vecchio hosting, se c’erano.
Se il fornitore che ha rifatto il sito non risponde più, il problema si allarga a dominio, accessi e copie del sito, e ne parlo nell’articolo su cosa fare se il web designer è sparito. Se il sito invece non compare per altri motivi, trovi i tre casi principali in perché il sito non compare su Google.
Diagnosi del calo, reindirizzamenti e correzioni sono un lavoro tecnico che gestisco io, anche su siti rifatti da altri. Tu ricevi una spiegazione chiara di cosa è successo e di cosa si può recuperare. Trovi come lavoro nella pagina sull’assistenza ai siti web, oppure raccontami cosa è successo.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Non c’è un tempo fisso. Secondo la guida di Google sugli spostamenti di siti, per un sito di medie dimensioni il passaggio può richiedere alcune settimane o più, e durante quel periodo le posizioni possono oscillare. Se i reindirizzamenti sono fatti bene, il sito si stabilizza. Se il calo continua ad allargarsi, aspettare non serve: c’è qualcosa da correggere.
No, di solito si ricostruiscono anche senza di lui. Una parte degli indirizzi vecchi si ritrova nei dati di Google del sito, altri nelle copie pubbliche archiviate del vecchio sito e nei collegamenti che altri siti avevano verso le tue pagine. È un lavoro di ricerca più lungo, ma raramente si parte da zero. Prima si comincia, più informazioni sono ancora disponibili.
È più delicato, perché cambia l’indirizzo di tutte le pagine insieme. Ogni pagina del vecchio dominio deve portare alla pagina corrispondente del nuovo, e il vecchio dominio va tenuto attivo e rinnovato. Mi è capitato un trasloco di dominio mai finito: il sito nuovo continuava a indicare a Google quello vecchio come versione principale e a caricare immagini e file dal vecchio indirizzo.
Quasi mai. Di solito il guaio sta nel modo in cui è stato fatto il passaggio, e tornare indietro cambia di nuovo gli indirizzi, aggiungendo un secondo trasloco al primo. Conviene tenere il sito nuovo e sistemare quello che si è rotto: indirizzi, testi, titoli, collegamenti. La scelta di tornare indietro ha senso solo in casi rari, dopo un controllo.
Secondo la documentazione di Google, gli indirizzi già archiviati che rispondono con un errore vengono tolti dall’indice. Il danno principale è proprio questo: con quelle pagine se ne vanno le loro posizioni e il valore dei collegamenti che altri siti avevano verso di loro. Se erano le pagine che portavano clienti, il calo si sente su tutto il sito, anche se le altre pagine restano al loro posto.
Sì. Gli assistenti AI, quando cercano sul web, si appoggiano agli archivi dei motori di ricerca: se le pagine escono dall’indice di Google, rischiano di uscire anche dalle fonti che le risposte possono citare. Lo stesso succede se nel passaggio si perdono i testi chiari o i dati che descrivono l’attività. Rimessa a posto la base, il sito torna a essere leggibile anche per loro.


