Quando un sito non compare su Google, la prima cosa da capire è quale dei tre casi stai vivendo, perché ognuno ha una causa sua e una soluzione sua. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics, e «non mi trovano» è la frase che sento più spesso da chi mi chiede di guardare un sito fatto da altri. Quasi mai la risposta è «servono più articoli».
In breve: se il sito non compare per nessuna ricerca, di solito è nuovo o ha un blocco tecnico. Se compare solo per il nome, mancano pagine che rispondono alle ricerche di servizio e di zona. Se è crollato all’improvviso, c’è quasi sempre un evento preciso: una modifica al sito, un aggiornamento di Google o una violazione. Per le ricerche locali conta molto anche la scheda Google dell’attività.
Il sito non compare proprio, o compare solo cercando il tuo nome?
Sono due situazioni diverse e vanno distinte prima di tutto. Un sito che non compare nemmeno cercando il nome esatto dell’attività ha un problema di base: Google non lo conosce o non lo mostra. Un sito che compare col nome ma non per «servizio più zona» esiste per Google, ma non viene considerato una risposta utile per chi cerca quel servizio.
Il terzo caso spaventa di più: il sito si trovava e da un certo giorno ha smesso. Lì la domanda giusta è cosa sia cambiato in quel periodo.
| Cosa vedi | Causa più frequente | Da dove parto |
|---|---|---|
| Non compari per nessuna ricerca, nemmeno col nome | Sito nuovo, oppure un blocco rimasto attivo | Verifico se Google ha davvero le pagine |
| Compari solo a chi cerca il tuo nome | Pagine che non parlano dei servizi e delle zone | Guardo per quali ricerche compari già |
| Comparivi, poi sei sparito o crollato | Modifica al sito, aggiornamento di Google, violazione | Ricostruisco cosa è successo in quelle settimane |
Perché un sito nuovo non si trova su Google?
Un sito appena pubblicato parte senza storia: Google deve prima trovarlo, poi leggerlo, poi decidere quanto fidarsi. Nelle prime settimane è normale comparire poco o in basso. Diventa un problema quando il tempo passa e il sito resta invisibile anche col nome: in quel caso c’è spesso un blocco rimasto dal periodo di costruzione, o pagine che Google non ha mai preso in considerazione.
Come Google trova le pagine e decide se tenerle è un argomento tecnico a sé, spiegato nell’articolo su cos’è l’indicizzazione di un sito e come si verifica.
Un esempio reale. Uno studio tecnico di Roma mi ha scritto pochi giorni dopo la messa online: per la ricerca «professione più quartiere» era in seconda pagina e voleva sapere perché. Il sito era online da pochissimo, la home nominava quel quartiere una volta sola e la pagina dedicata alla zona non c’era ancora. La risposta che ho dato è stata onesta: prima arriva la presenza nella mappa, con la scheda Google curata; la prima pagina dei risultati normali richiede più tempo e non si promette a data fissa. Chi ha bisogno di esserci da subito ha una strada sola, gli annunci a pagamento, che sono un servizio diverso.
Un sito nuovo non ha ancora perso niente: deve ancora guadagnarsi la fiducia di Google, una pagina alla volta.
Perché ti trovano solo se cercano il nome dell’attività?
Se ti trovano solo cercando il nome, Google conosce il sito ma non lo considera una risposta per le ricerche di servizio. Chi scrive il nome della tua attività vuole proprio te, e Google te lo mostra. Chi scrive «servizio più zona» vuole la pagina che risponde meglio a quella domanda: se il tuo sito non ha una pagina chiara su quel servizio, in quella zona, vince qualcun altro.
È il caso più comune fra i siti che mi arrivano. Un centro estetico di Roma aveva quasi tutte le visite da Google da persone che cercavano il nome del centro, e le zone vicine che serviva erano praticamente assenti. Le pagine dei singoli trattamenti esistevano già, ma stavano ferme a metà classifica. Prima di scrivere altri articoli andavano costruite le basi locali e rinforzate le pagine che erano già a un passo dalla prima pagina.
Su un altro sito che seguo, in un anno quasi tutti i clic arrivavano alla home da ricerche sul nome del titolare, spesso scritto sbagliato, mentre le pagine dei servizi restavano quasi senza visite.
Cosa trovo di solito su questi siti
- Una pagina sola che elenca tutti i servizi, senza una pagina dedicata a ciascuno.
- Titoli delle pagine generici, uguali fra loro o con il solo nome dell’attività.
- Nessuna parola sulla zona in cui lavori, o solo l’indirizzo in fondo alla pagina.
- Testi scritti con le parole del mestiere invece che con quelle dei clienti.
- Una scheda Google incompleta o scollegata dal sito.
Farsi trovare da chi cerca nella tua zona è un lavoro preciso, con regole sue, e l’ho raccontato per intero nella guida alla SEO locale per aziende a Roma.
Perché il sito è sparito o è crollato all’improvviso?
Un calo forte e improvviso ha quasi sempre una causa precisa, e di solito si trova nelle settimane appena prima. Le più frequenti sono quattro: una modifica al sito, come indirizzi cambiati o pagine nuove che si sovrappongono alle vecchie; un aggiornamento di Google; un problema tecnico che rende le pagine irraggiungibili; una violazione del sito con pagine estranee inserite di nascosto.
Un professionista di Roma mi ha chiesto di capire perché il sito, che andava bene a inizio anno, avesse perso circa metà dei clic da Google. Dalle date di modifica è venuto fuori che, nella settimana in cui era cominciato il calo, erano state create pagine nuove che si facevano concorrenza con quelle esistenti, e l’indirizzo della pagina di presentazione era cambiato senza reindirizzamento, cioè senza l’istruzione che porta chi arriva al vecchio indirizzo verso quello nuovo. Il vecchio indirizzo dava errore. Gli ho detto anche cosa non potevo sapere: nello stesso periodo le risposte dell’AI di Google si prendevano molte domande informative, e con i dati disponibili le due cause non si potevano separare.
Gli aggiornamenti di Google sono pubblici: secondo la pagina ufficiale sullo stato della Ricerca Google, nel 2026 ci sono stati due aggiornamenti principali, a marzo e a maggio, e diversi aggiornamenti contro lo spam, l’ultimo concluso a inizio ottobre. Una coincidenza di date è un indizio da confrontare con quello che è successo sul sito.
Cosa evitare appena vedi il calo
- Riscrivere in fretta titoli e testi di tutte le pagine: aggiungi confusione e non capisci più cosa è successo.
- Cancellare o rinominare pagine che sembrano inutili: potrebbero essere quelle che reggevano il sito.
- Comprare pacchetti di link o promesse di «prima pagina sicura»: possono peggiorare la situazione.
- Tornare al sito vecchio senza un controllo: gli indirizzi cambiano di nuovo e Google deve ricominciare da capo.
Se il calo è arrivato dopo un rifacimento, il caso ha regole sue e l’ho spiegato in un articolo dedicato: hai rifatto il sito e sei calato su Google. Se invece nei risultati compaiono pagine in lingue che non conosci o un avviso di pericolo, leggi cosa fare con un sito hackerato.
Quanto conta la scheda Google della tua attività?
Per le ricerche che contengono una zona, o che Google interpreta come «vicino a me», la scheda della tua attività su Google conta moltissimo. È il riquadro con nome, indirizzo, orari, foto e recensioni che compare nella mappa, spesso prima dei siti. Per un’attività con clienti sul territorio è di solito la via più diretta per comparire.
Scheda e sito lavorano insieme, e Google li confronta per capire se sei affidabile. Nello studio tecnico di cui ti parlavo, la scheda esisteva, ma con una categoria che non corrispondeva al mestiere dello studio: per Google era un’altra attività. È una delle prime cose che ho fatto sistemare.
Le recensioni contano, ma devono arrivare da clienti veri. Chiederle ad amici e parenti viola le regole di Google e può portare alla sospensione della scheda, cioè a perdere proprio lo strumento che serviva. Come si cura una scheda nel dettaglio, dalla categoria alle foto, lo trovi nella guida su come ottimizzare la scheda Google Business.
Cosa cambia con le risposte dell’AI di Google?
Cambia che, per molte domande, Google risponde da solo in cima alla pagina con un riassunto scritto dall’intelligenza artificiale, e una parte delle persone si ferma lì. In Italia questi riassunti, chiamati AI Overviews, sono arrivati a marzo 2025, come annunciato da Google il 25 marzo 2025. Dall’8 ottobre 2025, secondo il blog di Google Italia, c’è anche AI Mode in italiano.
Per chi ha un sito vuol dire due cose. Le domande informative, come «quanto costa» o «come funziona», portano meno clic di prima, perché la risposta arriva prima del sito. E le fonti citate in quei riassunti diventano il nuovo posto da occupare: se il sito spiega le cose in modo chiaro, con risposte dirette e dati ordinati che Google riesce a leggere, ha più probabilità di essere citato.
Il lavoro che rende un sito chiaro per Google è in gran parte lo stesso che lo rende citabile dalle AI. Ne parlo nella pagina su come farti trovare su ChatGPT e Google AI.
Da dove parto quando un cliente mi dice «non mi trovano»?
Parto dai dati, non dalle impressioni. Prima di toccare qualsiasi cosa guardo per quali ricerche il sito compare già e in che posizione, quali pagine Google conosce, cosa è cambiato nel tempo e com’è messa la scheda dell’attività. Solo dopo decido cosa sistemare, in che ordine, e cosa invece lasciare com’è perché sta già funzionando.
A volte il problema salta fuori in pochi minuti. Sul sito di un’organizzazione che ho analizzato di recente, la home aveva come titolo per Google la parola «Home», due titoli principali diversi sulla stessa pagina e nessuna mappa del sito, cioè l’elenco delle pagine che aiuta Google a trovarle tutte. Tre basi mancanti, ciascuna piccola, che insieme spiegavano perché Google faticasse a capire di cosa parlasse il sito.
L’ordine conta: prima si sistemano le cose che bloccano, poi quelle che rafforzano, e solo alla fine si scrive di più.
Controlli, correzioni tecniche e dati per Google sono un lavoro che gestisco io, anche su siti fatti da altri. Tu ricevi un quadro chiaro, scritto con parole semplici, di cosa non va e di cosa ha senso fare. Trovi come lavoro nella pagina sull’assistenza ai siti web, oppure raccontami la situazione.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Non esiste un tempo uguale per tutti: dipende da quanta concorrenza c’è nella tua zona, da com’è curata la scheda Google e da quanta storia ha il sito. Di solito la presenza nella mappa arriva prima, la prima pagina dei risultati normali richiede più tempo. Diffida di chi ti promette una posizione precisa entro una data: nessuno può decidere al posto di Google.
No. Gli annunci a pagamento compaiono in spazi separati, con l’etichetta «Sponsorizzato», e quando smetti di pagare spariscono. Non fanno salire il sito nei risultati normali. Servono quando hai bisogno di essere visibile subito, per esempio con un sito nuovo, mentre il lavoro sul sito e sulla scheda costruisce una presenza che resta. Ne parlo nell’articolo su Google Ads per aziende locali.
Nessuno può prometterlo onestamente, e chi lo fa ti sta vendendo una speranza. «Servizio più Roma» è spesso la ricerca più contesa, e per un’attività locale non è nemmeno sempre la più utile. Rendono di più le ricerche con il quartiere o con il servizio preciso, fatte da chi è già pronto a chiamare. Si parte da lì e, con il tempo, si cresce anche sulle ricerche più larghe.
Un breve assestamento dopo un rifacimento può capitare, anche quando il passaggio è fatto bene. Sparire del tutto no: di solito vuol dire che i vecchi indirizzi delle pagine non portano più a quelli nuovi, o che è rimasto attivo un blocco del periodo di costruzione. In entrambi i casi si interviene, e prima lo si fa, meno posizioni si perdono.
Sì. Chi entra in un sito spesso aggiunge pagine nascoste piene di pubblicità o in altre lingue, oppure manda i visitatori verso siti estranei. Google può mostrare un avviso di pericolo accanto al sito o togliere pagine dai risultati, e l’hosting può sospendere il sito. Se vedi nei risultati pagine che non hai mai scritto, è un problema di sicurezza prima ancora che di visibilità.
Perché Google non mostra a tutti gli stessi risultati. Tiene conto di dove si trova chi cerca e delle ricerche fatte in passato: se hai visitato spesso il tuo sito, Google tende a mostrartelo. Un cliente in un altro quartiere, che non ti conosce, vede altro. Per sapere dove compari davvero servono i dati di Google sulle ricerche, non la prova dal tuo telefono.


