Approfondimento · Turismo e lingue

Sito in più lingue per chi a Roma lavora con i turisti: cosa serve davvero

Chi arriva da un altro paese sceglie dove dormire, dove mangiare e cosa visitare prima ancora di partire. Qui ti spiego quali lingue servono, quando la traduzione automatica basta e quando no, cosa va tradotto e cosa serve perché Google mostri la versione giusta a chi cerca in inglese.

Aggiornato ottobre 202610 min di letturaMartina Tempesta

A Roma chi lavora con i turisti ha un pubblico che decide da lontano, spesso in inglese e a volte in spagnolo, francese o tedesco. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics, e fra i siti web a Roma che realizzo la domanda sulle lingue arriva sempre da strutture ricettive, ristoranti e attività turistiche. La risposta giusta quasi mai è «tutte»: è quella che regge nel tempo, con testi curati e aggiornati in ogni lingua che scegli.

In breve: un sito in più lingue serve quando una parte dei clienti non parla italiano e ti sceglie prima di arrivare. Si parte dall’inglese, poi si aggiungono le lingue che i tuoi dati indicano. La traduzione automatica è un aiuto, non il risultato: ogni pagina va riscritta e riletta nella lingua di arrivo. Ogni lingua ha bisogno di pagine sue, con indirizzi propri, e va tradotto tutto ciò che serve a scegliere e a prenotare.

Il bisogno

Quando serve davvero un sito in più lingue?

Serve quando una parte dei tuoi clienti non parla italiano e ti sceglie prima di arrivare: hotel, B&B e case vacanza, ma anche ristoranti nelle zone turistiche, guide, scuole di cucina, noleggi e botteghe che spediscono all’estero. Se invece i tuoi clienti sono soprattutto residenti della tua zona, una seconda lingua aggiunge lavoro e porta poco.

Il segnale più chiaro sono le domande che ricevi già. Se arrivano email e messaggi in inglese, se gli ospiti ti trovano sui portali e poi cercano il tuo sito per scriverti, se a tavola ti chiedono il menu tradotto, il pubblico straniero c’è e oggi trova un sito che non gli parla. Per una struttura ricettiva questo ha un costo preciso: l’ospite che non capisce il sito torna al portale e prenota lì, con la commissione.

La scelta

Quali lingue scegliere, oltre all’italiano?

Quasi sempre si parte dall’inglese, che leggono anche molti viaggiatori di altri paesi. Le altre lingue si scelgono sui dati, non sull’intuito: la provenienza degli ospiti nelle prenotazioni, le statistiche del sito con la lingua impostata nei browser, le domande che ricevi. Due lingue curate valgono più di cinque tradotte in fretta e mai aggiornate.

Nelle prenotazioni la provenienza degli ospiti è spesso già registrata, e le statistiche del sito dicono da quali paesi arrivano le visite. Se una lingua pesa da sola quanto tutte le altre messe insieme, è la candidata naturale per la terza versione. Le lingue con alfabeti diversi, come il cinese o il giapponese, chiedono più cura in impaginazione e caratteri, e vanno valutate solo quando il pubblico le giustifica davvero.

La qualità

Traduzione automatica o fatta da una persona?

La traduzione automatica oggi produce una buona bozza, ma da sola sbaglia proprio dove conta: il tono, i nomi dei luoghi, le espressioni tipiche, le condizioni di prenotazione. Per un sito che deve convincere un turista ogni pagina va riscritta e riletta, usando la traduzione automatica come aiuto e non come testo finale. La differenza si sente nelle frasi che fanno scegliere, più che nelle informazioni pratiche.

Aspetto Automatica, senza revisione Automatica, poi riscritta pagina per pagina Fatta da un traduttore
Tono dei testi Piatto, a volte strano Naturale Naturale e curato
Nomi di luoghi, piatti, servizi Spesso tradotti alla lettera Corretti Corretti
Condizioni e regole della casa Rischio di frasi ambigue Chiare Chiare, con i termini giusti
Impegno Basso, ma il risultato si vede Medio Più alto
Adatta a Bozze di lavoro La maggior parte dei siti turistici Testi legali e siti molto ricchi

C’è poi il pulsante che traduce la pagina al volo, mentre il visitatore la guarda. È comodo, ma la versione tradotta non esiste come pagina vera: chi cerca in inglese non la trova su Google e non arriva mai a te. La guida di Google ai siti in più lingue consiglia indirizzi diversi per ogni versione e sconsiglia di cambiare la lingua con i cookie o con le impostazioni del browser.

Conta anche il testo di partenza: una buona traduzione di un testo confuso resta confusa. Sul modo di scrivere le pagine c’è l’articolo i testi del sito: scriverli da soli o farli scrivere.

Il contenuto

Cosa va tradotto, e cosa può restare in italiano?

Va tradotto tutto quello che serve a scegliere e a prenotare: descrizione delle camere o dei servizi, condizioni e cancellazioni, come arrivare, orari, regole, modulo di contatto e messaggi che riceve chi lo compila. Le notizie e gli articoli possono restare in italiano, se non parlano ai turisti. Una pagina tradotta a metà crea più dubbi di una pagina che manca.

Cosa traduco sempre

  • Le pagine che presentano camere, menu, esperienze o prodotti.
  • Prezzi, condizioni di prenotazione e di cancellazione.
  • Come arrivare, con i riferimenti che usa un turista: stazioni, fermate, monumenti vicini.
  • Orari, check-in e regole della casa.
  • Il modulo di contatto, i suoi avvisi di errore e il messaggio di conferma.
  • Il banner dei cookie e l’informativa privacy.
  • Titoli e descrizioni che compaiono su Google.
  • Le email automatiche di conferma e di promemoria.

La guida di Google ai siti in più lingue sconsiglia proprio le pagine con menu e pulsanti tradotti e il resto del testo in un’altra lingua, perché chi legge si trova a metà strada. Lo stesso vale per il percorso di prenotazione: se a un certo punto diventa italiano, l’ospite si ferma.

Su Google

Come ti trova su Google il turista che cerca in inglese?

Ti trova se ogni lingua ha le sue pagine, con indirizzi propri, testi interamente in quella lingua e titoli tradotti, e se il sito indica a Google quali pagine sono la stessa cosa in lingue diverse. Così chi cerca in inglese vede la versione inglese e chi cerca in italiano quella italiana, senza che una pagina rubi il posto all’altra nei risultati.

Google, per capire in che lingua è una pagina, guarda il testo visibile, come spiega la sua guida ai siti multilingue. C’è poi un errore da evitare: mandare il visitatore in automatico su una lingua scelta in base al paese da cui si collega. Un turista italiano all’estero si ritrova il sito in un’altra lingua, e Google rischia di vedere una versione sola. Meglio un selettore di lingua ben visibile.

Oltre al sito c’è la scheda Google dell’attività, che i turisti vedono sulla mappa prima ancora del sito: ne parlo nell’articolo su come ottimizzare la scheda Google Business. E sempre più viaggiatori chiedono a un assistente AI dove dormire o mangiare, nella loro lingua: un sito con pagine vere in quella lingua ha più occasioni di essere letto e citato.

Quello che non vediIndirizzi delle pagine per ogni lingua, collegamenti fra le versioni, titoli e descrizioni tradotti: sono indicazioni tecniche che imposto io. Non compaiono nella pagina, ma decidono quale versione vede chi cerca.

La prenotazione

Cosa deve succedere dopo che il turista ha scelto te?

Dopo la scelta il percorso deve restare nella stessa lingua fino alla fine: il sistema di prenotazione o il modulo, il pagamento, l’email di conferma, il promemoria prima dell’arrivo. Un turista che ha letto tutto in inglese e trova il calendario in italiano si ferma, oppure torna sul portale dove sa già come funziona. Ogni passaggio va provato in ogni lingua.

Per le strutture ricettive il punto delicato è il sistema di prenotazione collegato al sito, che spesso ha le sue lingue e i suoi testi da impostare a parte: ne parlo nell’articolo su booking engine e channel manager. Per un ristorante sono il menu, gli allergeni e la prenotazione del tavolo. Per una guida o un’esperienza, il punto d’incontro e cosa portare con sé.

Le risposte ai messaggi, infine, dipendono da te: se il sito parla inglese, chi ti scrive si aspetta una risposta in inglese, e un messaggio automatico di conferma nella sua lingua lo rassicura mentre aspetta.

Per un turista il sito nella sua lingua è la prima prova che lì lo capiranno.

Il metodo

Come imposto un sito in più lingue?

Prima scelgo con te le lingue, guardando i dati che hai. Poi progetto il sito con le lingue già previste nella struttura, anche se all’inizio ne pubblichi una sola, così aggiungerne un’altra non costringe a rifare niente. Le traduzioni le riscrivo io, pagina per pagina, aiutandomi con la traduzione automatica dove serve; prima di pubblicare provo prenotazioni e moduli in ogni versione.

Una cosa da sapere prima di iniziare: ogni lingua in più è un sito in più da tenere aggiornato. Un’offerta nuova, un orario cambiato, una camera rinnovata vanno corretti in tutte le versioni. È il motivo per cui consiglio poche lingue fatte bene. Il lavoro completo per le strutture ricettive, dalla prenotazione diretta alla visibilità nella zona, è descritto nella pagina sui siti web per hotel e B&B.

Struttura delle lingue, indirizzi delle pagine, indicazioni per Google, collegamento al sistema di prenotazione e prove in ogni lingua sono un lavoro tecnico che gestisco io. Tu porti la conoscenza dei tuoi ospiti. Se lavori con i turisti, raccontami da dove arrivano.

Domande frequenti

Le risposte più richieste

Meglio di no. Una bandiera indica un paese, non una lingua: l’inglese si parla in molti paesi, lo spagnolo anche, e chi arriva dal Messico non si riconosce nella bandiera della Spagna. Il selettore più chiaro mostra il nome di ogni lingua scritto nella lingua stessa, come English, Español, Deutsch, in un punto visibile sia da computer sia da telefono.

Puoi usarla per preparare una bozza, ed è un buon punto di partenza. Prima di pubblicare, però, la bozza va riscritta e riletta frase per frase, da qualcuno che conosce il tuo posto: l’AI traduce alla lettera nomi di piatti, quartieri e servizi, sbaglia il tono delle condizioni e a volte aggiunge dettagli che non esistono. Una frase strana nella pagina di prenotazione fa dubitare dell’intera struttura.

Ogni modifica va fatta in ogni lingua: un prezzo, un orario, un’offerta stagionale, una foto con la sua didascalia. Con due lingue è un’abitudine da prendere, con cinque diventa un lavoro fisso. Prima di aggiungere una lingua conviene chiedersi chi aggiornerà quella versione. Una pagina straniera ferma a due anni fa dà informazioni sbagliate proprio a chi non può chiederti chiarimenti al banco.

Per un’attività locale quasi mai. La soluzione più semplice da gestire è un solo dominio con una sezione per ogni lingua, per esempio indirizzi che finiscono con /en/ per l’inglese. Google accetta anche domini o sottodomini separati, ma moltiplicano rinnovi, impostazioni e lavoro, e servono soprattutto alle aziende che si rivolgono a mercati nazionali diversi.

Sì, se il sito si rivolge a chi parla altre lingue. Il GDPR, all’articolo 12, chiede che le informazioni sul trattamento dei dati siano date in forma concisa e comprensibile, con un linguaggio semplice e chiaro: un’informativa solo in italiano, per un ospite che non lo legge, difficilmente lo è. Lo stesso vale per il banner dei cookie e per le condizioni di prenotazione.

No, se il sito nasce con le lingue previste nella struttura. In quel caso aggiungere una versione vuol dire tradurre i testi, impostare i nuovi indirizzi e collegarli alle pagine esistenti. Se invece il sito è stato costruito per una lingua sola, aggiungerne un’altra può chiedere interventi più profondi, e a volte conviene approfittarne per rinnovare anche il resto.

Martina TempestaWeb designer a Roma, titolare di MarTe Graphics. Dal 2013 progetto siti per studi professionali, aziende e attività locali.