Quando qualcuno mi chiede un sito, spesso arriva con un’idea precisa della grafica e nessuna idea della struttura. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics dal 2013, e la struttura di un sito web è la prima cosa che metto su carta, prima di qualunque bozza grafica. Decide quante pagine servono, a quale domanda risponde ognuna e il percorso che fa chi arriva dal telefono cercando una cosa precisa.
In breve: la struttura è la mappa del sito: l’elenco delle pagine, cosa contiene ognuna, in che ordine stanno le sezioni e come si passa dall’una all’altra. Si decide partendo da quello che vendi e da quello che le persone cercano, non dai siti degli altri. Una struttura chiara aiuta chi legge a scegliere in fretta e aiuta Google e le AI a capire di cosa parla ogni pagina.
Cos’è la struttura di un sito, e in cosa è diversa dal design?
La struttura di un sito è l’organizzazione dei contenuti: quali pagine esistono, cosa dice ciascuna, in che ordine si leggono le sezioni e come le pagine si collegano fra loro. Il design viene dopo e decide l’aspetto: colori, caratteri, foto, spazi. Una struttura sbagliata resta sbagliata anche sotto una grafica curatissima, perché chi arriva non trova la risposta che cercava.
Aiuta pensare a una casa. La struttura è la pianta: quante stanze, dove sta la cucina, da quale porta si entra. Il design sono i materiali e l’arredamento. Le pareti si ridipingono in un pomeriggio, spostare la cucina vuol dire rifare i lavori. Sul sito succede lo stesso: una foto si cambia in un attimo, riorganizzare le pagine a sito pubblicato vuol dire cambiare indirizzi, collegamenti e testi.
| Aspetto | Struttura | Design |
|---|---|---|
| A cosa risponde | Cosa c’è nel sito e dove si trova | Come appare ogni pagina |
| Quando si decide | Per prima, prima di ogni bozza | Dopo, sulla base della struttura |
| Se è sbagliata | Le persone non trovano la risposta | Il sito sembra poco curato |
| Cambiarla dopo | Cambiano indirizzi e collegamenti | Si cambia senza toccare gli indirizzi |
Da dove si parte per decidere quali pagine servono?
Si parte da due elenchi: quello che vendi e quello che le persone cercano prima di sceglierti. Ogni servizio che qualcuno cerca con parole sue merita di solito una pagina, e ogni dubbio che senti ripetere al telefono merita una risposta scritta da qualche parte. I siti dei concorrenti servono come confronto, mai come modello da copiare.
Il primo elenco lo conosci tu meglio di chiunque: i servizi o i prodotti, quelli che ti fanno lavorare davvero e quelli che fai di rado. Il secondo si ricostruisce ascoltando i clienti: come descrivono il problema, cosa chiedono prima di prenotare, cosa li fa esitare. Un idraulico non vende «servizi idraulici»: ripara una perdita, sostituisce una caldaia, rifà un bagno. Sono ricerche diverse, fatte da persone diverse in momenti diversi.
Poi c’è il luogo. Un’attività che lavora a Roma e provincia ha clienti che cercano con il nome del quartiere o del comune, e la struttura deve prevedere dove dire con chiarezza quali zone servi. Dieci pagine identiche con il nome del quartiere cambiato non aiutano né i clienti né Google.
Un esercizio utilePrima del primo incontro ti chiedo di annotare le domande che i clienti ti fanno più spesso prima di decidere. Spesso molte di quelle domande, sul sito vecchio, non trovano risposta da nessuna parte: sono le prime cose che la struttura nuova deve sistemare.
Meglio una pagina per ogni servizio o tutto insieme?
Una pagina per ogni servizio conviene quando i servizi vengono cercati separatamente, da persone diverse, con domande diverse. Tutto in una pagina va bene quando i servizi sono pochi, simili fra loro, e chi li cerca vuole un quadro d’insieme. La scelta dipende da come ti cercano i clienti, molto più che da quanto è grande la tua attività.
Una pagina che parla di cinque cose diverse fa fatica a rispondere bene a ciascuna: chi cerca un servizio preciso deve scorrere tutto il resto, e Google non capisce quale dei cinque argomenti sia quello principale. All’opposto, dieci pagine con tre righe ciascuna danno l’impressione di un sito fatto a pezzi. La misura giusta è una pagina per ogni argomento che ha abbastanza da dire: cosa fai, per chi, come lavori, le domande tipiche.
Basta una pagina d’insieme se
- I servizi sono pochi e molto simili fra loro.
- Chi ti sceglie guarda l’attività nel complesso, come succede con un ristorante o un piccolo negozio.
- Su ciascun servizio hai poche cose da dire.
- Le richieste arrivano soprattutto dal passaparola.
Serve una pagina per servizio se
- I clienti cercano i servizi con parole diverse.
- Ogni servizio ha un suo pubblico e le sue domande.
- Vuoi farti trovare su Google per più di un servizio.
- Fai pubblicità e ogni annuncio deve portare alla pagina giusta.
C’è anche una via di mezzo, adatta a molte attività locali: una pagina d’insieme con tutti i servizi in breve, che rimanda alle pagine dei due o tre che contano di più.
In che ordine vanno le sezioni di una pagina?
Le sezioni di una pagina seguono l’ordine delle domande che si fa chi legge: cosa fai e per chi, perché dovrebbe fidarsi, come funziona lavorare con te, quali dubbi restano, come contattarti. In alto va la risposta alla domanda per cui la persona è arrivata, perché da telefono si decide se restare guardando la prima schermata.
Le domande che mettono in ordine una pagina di servizio
- Di cosa si tratta, e fa al caso mio? Il titolo e le prime righe lo dicono subito, con le parole del cliente.
- Perché proprio tu? Esperienza, lavori fatti, recensioni, il modo in cui lavori.
- Come funziona? Cosa succede dopo il primo contatto e cosa serve da parte del cliente.
- Cosa mi resta da capire? Le domande frequenti di quel servizio, non di tutto il sito.
- Come ti contatto? Un invito chiaro, ripetuto dove serve, con un modo principale per scriverti.
La home ha un compito diverso: smista. Dice in poche righe chi sei e cosa fai, poi accompagna ognuno verso la pagina che gli serve. Una home che prova a raccontare tutto diventa lunghissima e non aiuta a scegliere.
Una pagina ben ordinata risponde alle domande nell’ordine in cui il cliente se le fa, prima che debba chiamarti per chiederle.
Cosa va nel menu e cosa può restare fuori?
Nel menu vanno le pagine che servono per scegliere: i servizi principali, chi sei, i lavori fatti, i contatti. Restano fuori le pagine che si raggiungono in altro modo, come i singoli articoli, le informative su privacy e cookie, le pagine pensate per una campagna pubblicitaria. Un menu corto si legge anche da telefono senza dover scorrere un elenco infinito.
Le voci del menu si scrivono con le parole del cliente. Nomi come «Soluzioni», «Mondo» o «Esperienze» piacciono a chi li sceglie e dicono poco a chi legge, mentre «Ristrutturazioni», «Orari e prenotazioni» o «Contatti» si capiscono al primo colpo.
Oltre al menu conta il percorso: ogni pagina porta alla successiva più logica, dall’articolo che spiega un problema alla pagina del servizio che lo risolve. Da questi collegamenti chi legge, e Google con lui, capisce quali pagine contano di più.
Perché la struttura conta anche per Google e per le AI?
Google e gli assistenti AI leggono il sito pagina per pagina e cercano di capire di cosa si occupa ciascuna. Una struttura chiara, con una pagina per ogni argomento, titoli che dicono il tema e collegamenti sensati, rende questo lavoro facile. Una struttura confusa li costringe a indovinare, e quando indovinano male mostrano la pagina sbagliata, oppure nessuna.
La guida introduttiva che Google dedica a chi gestisce un sito spiega che il motore trova la maggior parte delle pagine nuove attraverso i link, e che il testo del link dice a Google e alle persone cosa c’è nella pagina collegata. Per questo i collegamenti fra le pagine fanno parte della struttura quanto il menu. Come Google trova e registra le pagine lo spiego nell’articolo sull’indicizzazione di un sito.
Per le AI il ragionamento è simile: un assistente tende a riprendere i passaggi che si reggono da soli, e una sezione che apre con la risposta, sotto un titolo che fa la domanda, è il più facile da riprendere. Ne parlo nell’articolo su cos’è la GEO e perché il tuo sito ne ha bisogno.
Come imposto la struttura prima di disegnare il sito?
Prima di qualunque bozza grafica ti mando la mappa del sito: l’elenco delle pagine, lo scopo di ognuna, la domanda a cui risponde e le sezioni in ordine. La guardi con calma, la correggi dove non ti ritrovi, e solo quando è approvata passo al design. Spostare una pagina sulla carta richiede pochi minuti, spostarla a sito finito vuol dire rifare lavoro.
La mappa nasce da quello che mi racconti nel primo incontro e da come le persone cercano attività come la tua. Se il sito c’è già, guardo anche quali pagine portano visite e richieste, perché quelle non vanno toccate alla leggera. In un rifacimento ogni pagina che cambia indirizzo va collegata a quella nuova: cosa succede quando questo passaggio salta lo racconto nell’articolo hai rifatto il sito e sei calato su Google?
Con una pagina che ha uno scopo e un ordine anche i testi del sito si scrivono meglio, da te o da me. Come si arriva dalla mappa al sito pubblicato lo spiego in come nasce un sito web, fase per fase; se non sai ancora che tipo di sito ti serve, parti da sito vetrina, blog o negozio online.
Mappa delle pagine, ordine delle sezioni e collegamenti interni sono la parte del lavoro che faccio prima di tutto il resto, su ogni sito. Come lavoro dall’inizio alla fine lo trovi nella pagina sulla realizzazione siti web a Roma. Se hai un sito da fare o da riorganizzare, raccontami la tua attività.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Non esiste un numero giusto in assoluto. Un sito ha tante pagine quanti sono gli argomenti che i tuoi clienti cercano e su cui hai qualcosa di vero da dire: i servizi principali, chi sei, i lavori fatti, i contatti, le informative. Un’attività con un servizio solo può stare bene in poche pagine, chi offre servizi diversi a persone diverse ne ha bisogno di più. Le pagine riempite per fare numero non aiutano nessuno.
Può bastare per un evento, un’attività appena aperta o un servizio molto semplice, dove chi arriva cerca poche informazioni. Diventa stretto quando i servizi sono più di uno e vengono cercati in modo diverso: in una pagina sola ogni argomento ha poco spazio e Google fatica a capire qual è quello principale. Si può partire con una pagina e aggiungere le altre quando servono, se la struttura è pensata per crescere.
Sì, e un sito che lavora cambia nel tempo: si aggiungono servizi, articoli, pagine per nuove zone. Aggiungere è semplice. Spostare o rinominare pagine che esistono già richiede più attenzione, perché cambia il loro indirizzo e Google, i link sui social e i clienti che le avevano salvate trovano una pagina che non c’è più. Ogni indirizzo vecchio va collegato a quello nuovo, ed è un lavoro tecnico che gestisco io.
La propongo io e la approvi tu. Io porto il metodo: come le persone cercano, come leggono da telefono, come Google capisce le pagine. Tu porti quello che nessun altro sa: cosa vendi davvero, cosa chiedono i clienti, quali servizi vuoi spingere e quali no. Una struttura fatta da una sola delle due parti di solito ha un buco, per questo la mappa passa da te prima del design.
Guardare i siti degli altri è utile per capire cosa si aspetta il cliente, ma copiarne la struttura vuol dire copiarne anche gli errori e presentarsi uguale a chi vorresti superare. La tua attività ha servizi, clienti e punti di forza suoi, e la struttura dovrebbe mettere in evidenza proprio quelli. Dai siti degli altri prendo al massimo un’indicazione su cosa manca a tutti, perché lì c’è spazio per distinguersi.
Sì. Gli articoli rispondono ai dubbi che vengono prima della scelta e portano alla pagina del servizio collegato: per questo ognuno ha un posto preciso nella mappa, sotto la pagina a cui si appoggia. Un blog scollegato dal resto, con articoli che non portano da nessuna parte, raccoglie qualche visita ma raramente richieste. Se non hai tempo di scrivere con continuità, il blog si può anche rimandare.
