«Mi serve una consulenza SEO» di solito vuol dire una cosa precisa: il sito c’è, ma da Google arriva poca gente, oppure arrivano visite che non diventano mai una telefonata. Sono Martina Tempesta, web designer a Roma dal 2013 con MarTe Graphics, e una parte del mio lavoro è proprio questa: guardare un sito che esiste già e dire con chiarezza cosa lo frena, prima di toccare qualunque cosa.
In breve: una consulenza SEO serve a capire perché il sito non porta visite da Google e cosa fare, in che ordine. Nel primo incontro ascolto obiettivi, servizi e zona; poi analizzo i dati reali di Google, le pagine, la scheda dell’attività e chi compare al tuo posto. Alla fine ricevi un documento con le priorità, scritto senza gergo. Il primo posto non può promettertelo nessuno, e lo dice anche Google.
Cos’è una consulenza SEO e a chi serve?
Una consulenza SEO è un’analisi del tuo sito e della tua presenza su Google, fatta da chi conosce il funzionamento dei motori di ricerca, che si chiude con un elenco di interventi in ordine di importanza. Serve a chi ha già un sito e non riceve contatti dalle ricerche, e a chi sta per rifarlo e non vuole perdere le visite che ha.
SEO è la sigla inglese di ottimizzazione per i motori di ricerca: tutto quello che aiuta Google a capire di cosa parla il sito, a chi si rivolge e in quale zona lavori. La stessa base serve anche alle risposte degli assistenti AI, che quando cercano sul web partono spesso dagli archivi dei motori di ricerca. La consulenza si ferma alla diagnosi e alle priorità: gli interventi si decidono dopo, con calma, sapendo cosa rende e cosa no.
Mi chiamano soprattutto in tre momenti: quando le visite calano senza un motivo evidente, quando un sito nuovo non decolla dopo mesi, e prima di un rifacimento, per non buttare via le pagine che già funzionano. In quest’ultimo caso la consulenza serve a evitare l’errore più caro: chi ha rifatto il sito e si è ritrovato più in basso su Google lo sa bene, e ne parlo nell’articolo su cosa succede quando rifai il sito e cali su Google.
Cosa succede nel primo incontro?
Il primo incontro è una conversazione in cui ti chiedo cosa fai, quali servizi ti interessa vendere di più, in quale zona lavori e che tipo di cliente vuoi raggiungere. Ricevo su appuntamento, anche in videochiamata. Gli strumenti li apro dopo: prima mi servono le tue risposte, perché dicono cosa cercare nei dati e cosa ignorare.
Due attività dello stesso settore possono avere obiettivi opposti: una vuole riempire l’agenda della settimana, l’altra vende un lavoro raro e cerca poche visite giuste, anche da lontano. Senza questa conversazione l’analisi diventa un elenco di difetti tecnici senza un ordine.
Cosa ti chiedo di avere sotto mano
- L’accesso a Search Console, se è attivo, oppure il permesso di attivarlo.
- L’accesso alla scheda della tua attività su Google, anche solo come collaboratore.
- L’elenco dei servizi, in ordine di importanza per te.
- Le domande che i clienti ti fanno più spesso al telefono.
- Chi ha fatto il sito, chi lo aggiorna e se ci sono stati traslochi o rifacimenti.
Search Console è lo strumento gratuito con cui Google mostra al proprietario del sito per quali ricerche compare, quante volte viene mostrato e quante persone cliccano. Secondo la documentazione di Google conserva i dati degli ultimi sedici mesi: abbastanza per vedere stagioni, cali e tendenze. Se non è attivo lo imposto io, e da quel momento i dati iniziano ad accumularsi.
Cosa analizzo del sito e della tua presenza su Google?
Analizzo quattro cose: i dati reali di Google sul tuo sito, cioè per quali ricerche compari e in che posizione; le pagine, per capire se ogni servizio ha la sua e se Google le legge tutte; la scheda dell’attività, che pesa molto nelle ricerche con la città; e chi compare al tuo posto, per capire cosa offre in più.
Dentro il sito
- Pagine che Google non ha in archivio, o che ha e non dovrebbe avere.
- Due pagine che si contendono la stessa ricerca e si tolgono spazio.
- Titoli che non dicono cosa fai e dove lo fai.
- Testi che non rispondono alle domande vere dei clienti.
- Velocità e leggibilità da telefono.
Fuori dal sito
- La scheda dell’attività: categorie, foto, orari, recensioni e risposte.
- Gli altri siti che parlano di te: elenchi, associazioni, giornali di zona.
- Chi compare al tuo posto sulle ricerche che contano.
- Cosa rispondono gli assistenti AI quando chiedi un’attività come la tua.
Il controllo delle pagine in archivio è il punto di partenza: una pagina che Google non conosce non può comparire, per quanto sia scritta bene. Ne parlo nell’articolo su cos’è l’indicizzazione di un sito. Per le ricerche con la città, invece, conta molto la scheda dell’attività: Google, nella guida al posizionamento locale, indica tre fattori principali, cioè pertinenza, distanza ed evidenza, e precisa che una posizione più alta nei risultati locali non si può comprare. Approfondisco questo lato nella guida alla SEO locale per aziende a Roma.
Il confronto con chi compare al tuo posto è la parte che sorprende di più i clienti, perché spesso il concorrente che vince ha un sito meno bello ma più chiaro. Cosa guardo e perché lo racconto nell’articolo su come capire cosa fanno meglio i concorrenti della tua zona.
Cosa ti porti a casa alla fine?
Alla fine ricevi un documento scritto in italiano semplice, con quello che ho trovato e le priorità in ordine: prima ciò che blocca il sito, poi ciò che può rendere presto, poi i ritocchi. Per ogni punto trovi il perché, chi lo può fare, cioè tu, chi aggiorna il sito o un tecnico, e cosa ti aspetti di vedere quando è fatto.
Cosa contiene il documento
- Lo stato del sito su Google: cosa legge, cosa ignora, cosa mostra.
- Le ricerche su cui sei già vicino alla prima pagina, che di solito sono le prime da curare.
- Le pagine da unire, da riscrivere o da creare, con il motivo per ciascuna.
- Gli interventi sulla scheda dell’attività su Google.
- Cosa manca perché gli assistenti AI capiscano chi sei e dove lavori.
- Cosa lasciare com’è, perché funziona già.
L’ultima voce conta quanto le altre. Molti siti peggiorano perché qualcuno, con buone intenzioni, cambia titoli e indirizzi di pagine che portavano visite da anni. Una consulenza fatta bene protegge quello che rende prima di aggiungere cose nuove.
Il documento resta tuoSe gli interventi li farà un’altra persona, il tuo tecnico di fiducia o chi segue già il sito, ci lavora sopra senza ripartire da zero. Lo scrivo apposta in modo che lo capisca anche chi non era presente all’incontro.
Consulenza o gestione nel tempo: che differenza c’è?
La consulenza è una fotografia con le priorità di intervento; la gestione nel tempo è il lavoro fatto mese dopo mese, con le verifiche dopo ogni modifica. La prima basta quando hai qualcuno che può mettere mano al sito o vuoi capire prima di spendere; la seconda serve quando in azienda nessuno ha il tempo di seguirla.
| Aspetto | Consulenza | Gestione nel tempo |
|---|---|---|
| Cosa ottieni | Diagnosi e priorità scritte | Interventi fatti e seguiti |
| Chi fa il lavoro | Tu, il tuo tecnico o io su richiesta | Io, con te che approvi |
| Quando ha senso | Prima di un rifacimento, o con una persona interna | Quando nessuno in casa può seguirla |
| Come misuri | I punti chiusi del documento | I dati di Google, confrontati nel tempo |
Spesso una porta all’altra, ma non deve per forza. Il lavoro si può anche dividere: chi conosce bene l’attività cura la scheda e i testi, e lascia a me la parte tecnica. Il lavoro tecnico sui dati che Google e le AI leggono, sulla struttura e sulla velocità lo gestisco io, sia sui siti che realizzo sia su quelli fatti da altri. Cosa decide l’ordine dei risultati e com’è un percorso nel tempo lo spiego nell’articolo su perché i concorrenti ti stanno sopra su Google e come si sale.
Quali promesse dovrebbero metterti in allarme?
Diffida di chi ti assicura il primo posto, di chi promette risultati entro un numero preciso di settimane e di chi non ti spiega cosa farà sul sito. Google lo scrive nella sua guida per chi valuta un consulente SEO: nessuno può garantire la prima posizione nei risultati. Le promesse precise di solito nascondono scorciatoie che violano le regole di Google.
Nella stessa guida Google suggerisce alcune domande da fare prima di affidare il sito a qualcuno. Le riporto perché sono le stesse che farei io al posto tuo.
Le domande che Google suggerisce di fare
- Puoi mostrarmi esempi del lavoro che hai fatto prima?
- Che esperienza hai nel mio settore e nella mia città?
- Che risultati ti aspetti, in che tempi, e come li misuri?
- Mi dirai ogni modifica che fai al sito, spiegandomi il perché?
Una consulenza onesta ti dice anche cosa non vale la pena fare.
Altri segnali da tenere d’occhio: rapporti pieni di grafici senza una frase su cosa fare, link comprati da siti che non c’entrano niente con te, testi riempiti della stessa parola ripetuta.
Per un’attività di Roma serve un consulente che conosce la città?
Per le ricerche locali aiuta, perché il lavoro si gioca sui nomi che i clienti scrivono davvero: il quartiere, la zona, la fermata della metro, il comune della provincia. Un consulente SEO può lavorare bene anche a distanza, ma chi conosce Roma sa quali zone le persone nominano e quanto è affollato il tuo settore in città.
La conoscenza della zona serve soprattutto a scegliere le pagine giuste. Un’attività che lavora in tutta Roma e provincia non ha bisogno di una pagina per ogni quartiere, scritta uguale con il nome cambiato: Google le riconosce e le tratta come doppioni. Ha bisogno di poche pagine vere, che raccontino il servizio e le zone in cui lo fai davvero. Se oltre alla consulenza ti serve chi realizza o rifà il sito, trovi come lavoro nella pagina sulla realizzazione siti web a Roma.
Diagnosi, priorità e interventi tecnici fanno parte del lavoro che seguo come servizio di SEO a Roma. Se vuoi capire cosa frena il tuo sito, mandami l’indirizzo e raccontami cosa ti aspetti.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Sì, e spesso è il momento in cui costa meno correggere. Su un sito nuovo non ci sono ancora molti dati di Google da leggere, quindi l’analisi guarda soprattutto la struttura delle pagine, i titoli, la scheda dell’attività e i concorrenti della zona. Sistemare queste basi all’inizio evita di dover cambiare indirizzi e pagine più avanti, quando hanno già iniziato a portare visite.
Per l’analisi di solito no. Mi bastano l’accesso a Search Console e alla scheda dell’attività su Google, che si danno come collaboratore senza condividere le tue password. L’accesso al pannello del sito serve solo se, dopo la consulenza, mi chiedi di fare anche gli interventi. In quel caso si crea un utente dedicato, che puoi togliere quando il lavoro è finito.
Sì. Gli assistenti AI, quando cercano sul web, leggono il testo delle pagine e si appoggiano spesso agli archivi dei motori di ricerca, quindi un sito chiaro per Google è già un passo avanti anche per loro. Nella consulenza controllo cosa rispondono quando chiedi un’attività come la tua e cosa manca al sito perché capiscano chi sei, cosa fai e in quale zona lavori.
Sì, quando i risultati non arrivano e non riesci a capire perché. Un secondo parere guarda gli stessi dati con occhi nuovi e ti dice se il lavoro va nella direzione giusta, senza dover cambiare fornitore. Guardo i dati senza toccare niente, e il documento finale lo puoi girare a chi segue il sito perché ci lavori sopra.
Una parte sì. Gli interventi sulla scheda dell’attività, sulle risposte alle recensioni e su molti testi li può fare chi conosce bene l’attività, e spesso li fa meglio di un tecnico. Altri, come la struttura delle pagine, i trasferimenti di indirizzi o i dati che Google e le AI leggono nel codice, sono lavoro tecnico: nel documento lo scrivo chiaramente accanto a ogni voce.
Non ho un listino fisso, perché il lavoro cambia molto da un sito di cinque pagine a un negozio online con centinaia di prodotti. Dopo una prima conversazione su obiettivi e dimensioni del sito ti preparo un preventivo chiaro, che dice cosa analizzo e cosa ricevi alla fine. Se poi decidi di affidarmi anche gli interventi, il preventivo lo dice a parte.
