La domanda arriva quasi sempre dopo il primo incontro: «Cosa ti mando?». Sono Martina Tempesta, web designer a Roma con MarTe Graphics dal 2013, e la risposta è più breve di quanto si pensi. Quello che serve per fare un sito web è in gran parte materiale che hai già: informazioni sull’attività, testi anche grezzi, logo e foto, gli accessi a dominio e hosting. Qui ti spiego cosa serve, in che forma e perché ogni pezzo pesa sul risultato.
In breve: servono quattro cose: le informazioni sull’attività, i testi anche in bozza, il logo e le foto nella versione originale, gli accessi a dominio, hosting ed email. A queste si aggiunge una decisione: chi ha l’ultima parola. Quello che non hai si prepara durante il lavoro; quello che hai ma non trovi, come l’accesso al dominio, conviene cercarlo subito.
Cosa serve davvero per far realizzare un sito web?
Per far realizzare un sito web servono informazioni sull’attività, testi anche grezzi, logo e foto nella versione originale e gli accessi a dominio, hosting ed email. Nessuno di questi deve essere perfetto all’inizio. Conta che arrivino presto e completi, perché è il materiale a decidere quanto il sito ti somiglierà e con che ritmo procede il lavoro.
Cosa preparare, in sintesi
- Informazioni. Servizi, clienti, zone, orari, contatti, dati dell’attività.
- Testi. Anche appunti o bozze, purché scritti con le tue parole.
- Logo. Il file originale, quello consegnato da chi l’ha disegnato.
- Foto. Originali e recenti: il posto, le persone, il lavoro vero.
- Accessi. Dominio, hosting, email, sito attuale, scheda Google dell’attività.
- Decisioni. Chi approva, l’obiettivo principale, i servizi da mettere in evidenza.
Il materiale pesa più di qualunque altra cosa anche sui tempi: un sito con tutto pronto procede senza pause, uno con le foto che non arrivano resta fermo a metà. Il rapporto fra materiali e tempi lo trovi spiegato nell’articolo su quanto tempo ci vuole per fare un sito web professionale.
Quali informazioni sull’attività ti chiedo?
Ti chiedo cosa offri, a chi, in quali zone e in che modo lavori, più i dati pratici: orari, contatti, indirizzo se ricevi clienti, e i dati dell’attività che vanno sul sito, come ragione sociale e partita IVA. Sono informazioni che conosci a memoria, ma messe per iscritto diventano la base di ogni pagina, dai servizi ai contatti.
La parte più preziosa è quella che un concorrente non può copiare: perché i clienti scelgono te, le domande che ti fanno prima di decidere, i dubbi che senti ripetere. Un elenco di servizi lo scrive chiunque; come lavori, cosa comprende un intervento, cosa succede dopo la prima telefonata lo sai solo tu, ed è quello che convince chi legge.
Poi ci sono i dati che il sito deve mostrare per legge. La partita IVA, per esempio, va indicata nella home page del sito, come prevede l’articolo 35 del decreto sull’IVA (DPR 633/1972). Per l’informativa privacy servono il nome di chi tratta i dati e l’elenco dei servizi esterni che usi, come un programma di prenotazioni o di newsletter. Cosa deve avere un sito per essere in regola lo spiego nell’articolo il tuo sito è a norma?
Devi avere i testi già scritti?
No, i testi non devono essere pronti né belli. Servono le tue parole: appunti, una bozza, le risposte che dai al telefono, perfino messaggi vocali trascritti. Da lì li sistemo perché si leggano bene da telefono e rispondano alle domande che le persone fanno a Google. Quello che non va bene è copiarli da un altro sito, anche solo in parte.
Un testo copiato fa due danni. Davanti a contenuti identici Google tende a mostrarne una versione sola, e la tua pagina rischia di restare in ombra; chi legge, intanto, riconosce le frasi generiche che trova ovunque. Le descrizioni prese dai cataloghi dei fornitori hanno lo stesso problema e vanno riscritte, almeno per i prodotti che contano di più.
Se scrivere non fa per te, i testi li scrivo io, partendo da quello che mi racconti. Cosa cambia fra scriverli da soli e farli scrivere, anche per Google, lo trovi nell’articolo sui testi del sito.
Che foto e che logo servono per il sito?
Servono il logo nel file originale, quello consegnato da chi l’ha disegnato, e foto vere dell’attività: il posto, le persone, il lavoro fatto. Meglio poche foto recenti e tue che tante immagini perfette prese altrove. Per ogni immagine conta anche sapere chi l’ha scattata e se puoi usarla, perché sul sito la responsabilità di quello che pubblichi è tua.
| Materiale | Va bene | Crea problemi |
|---|---|---|
| Logo | Il file originale, meglio se vettoriale | Un ritaglio preso dai social |
| Foto tue | Gli originali dalla galleria del telefono | Le copie passate da chat e social |
| Foto di persone | Con il consenso di chi è ritratto | Clienti fotografati senza chiedere |
| Immagini altrui | Con una licenza d’uso chiara | Trovate su un motore di ricerca |
| Testi | Tuoi, anche grezzi | Copiati da altri siti o cataloghi |
Le foto che arrivano da chat e social sono quasi sempre compresse: sul telefono sembrano a posto, a tutto schermo su un computer si sgranano. Se le hai scattate tu, mandami gli originali; se le ha scattate un fotografo, controlla che l’accordo con lui comprenda l’uso sul sito.
Se le foto mancano, le strade sono diverse: un servizio fotografico, immagini di archivio con licenza, immagini create con l’AI, ognuna con i suoi limiti, e le confronto nell’articolo sulle foto per il sito. Se manca il logo, o quello che hai non regge più, il punto di partenza è la brand identity e il logo.
Quali accessi servono, e perché?
Servono gli accessi al dominio, all’hosting, alle caselle email e al sito attuale, se esiste, più la scheda Google dell’attività e le statistiche. Senza questi il sito nuovo si costruisce lo stesso, ma non si pubblica: è al momento di metterlo online che si collega il dominio, si tengono attive le email e si collegano i vecchi indirizzi alle pagine nuove.
Se hai già un sito
- L’accesso al pannello di gestione del sito.
- L’accesso all’hosting e al pannello del dominio.
- Le statistiche delle visite e lo strumento di Google per i proprietari dei siti.
- La scheda Google della tua attività.
Se parti da zero
- Il nome di dominio che vorresti, con un’alternativa.
- Le caselle email che ti servono, e per chi.
- La scheda Google della tua attività, se esiste già.
- I profili social e i programmi di prenotazione o gestione che usi.
Spesso è la parte più lenta, perché gli accessi sono rimasti a chi ha fatto il sito anni fa o a un collaboratore che non c’è più, e il recupero prende tempo. Cosa fare quando il vecchio fornitore non risponde lo racconto nell’articolo sul web designer sparito; cosa deve essere a nome tuo fin dall’inizio, in quello su dominio, hosting ed email intestati a te.
Un’attenzione sulla sicurezzaLe password non si mandano in chat insieme al nome utente. Dove si può, preferisco un accesso a mio nome, che puoi togliere quando vuoi; dove non si può, a lavoro finito ti chiedo di cambiare le password che mi hai dato.
Cosa conviene decidere prima di partire?
Conviene decidere tre cose: chi ha l’ultima parola sul sito, qual è l’obiettivo principale, cioè telefonate, richieste o prenotazioni, e quali servizi mettere in evidenza. Sono decisioni che solo tu puoi prendere. Prese all’inizio guidano struttura, testi e grafica; rimandate, tornano fuori a metà lavoro sotto forma di ripensamenti.
Aiuta anche raccogliere qualche sito che ti piace, di qualunque settore, con una riga sul perché: il colore, la semplicità, il modo in cui presenta i servizi. Mi interessa più il perché del sito stesso, perché dice cosa ti fa sentire a tuo agio. Come queste decisioni diventano una mappa delle pagine lo spiego nell’articolo sulla struttura di un sito web.
Resta una domanda pratica: chi aggiornerà il sito dopo? Se sarai tu a cambiare orari, foto e notizie, lo imposto perché sia semplice farlo; se preferisci non toccarlo, si organizza in un altro modo fin dall’inizio.
E se non hai niente di pronto?
Si parte lo stesso. Il primo incontro serve anche a questo: capire cosa c’è, cosa manca e in che ordine procurarlo. Alcune cose bloccano la pubblicazione, come gli accessi al dominio; altre possono arrivare dopo, come le foto definitive, che si sostituiscono in un secondo momento senza toccare il resto del sito.
Nella proposta scrivo cosa ti chiedo, per quando, e cosa invece preparo io: i testi, se li scrivo io, le immagini provvisorie, l’attivazione di dominio ed email a nome tuo. Come si inserisce questo lavoro nelle altre fasi, dal primo incontro alla pubblicazione, lo racconto in come nasce un sito web.
Raccogliere il materiale, metterlo in ordine e segnalare subito cosa manca fa parte del mio lavoro su ogni sito. Il metodo completo, dai materiali alla consegna, lo trovi nella pagina sulla realizzazione siti web a Roma. Per partire non serve avere già tutto: richiedi un preventivo con due righe sulla tua attività.
Domande frequenti
Le risposte più richieste
Puoi, se sono tue, ma è meglio mandare gli originali. I social comprimono le immagini per caricarle in fretta, e una foto che sul telefono sembra nitida, a tutto schermo su un computer, si sgrana. Se le ha scattate un fotografo, verifica che l’accordo con lui comprenda anche l’uso sul sito, perché la pubblicazione sui social e quella sul sito possono essere trattate in modo diverso.
Va bene se hai il file originale, quello consegnato da chi l’ha disegnato, meglio se in versione vettoriale, cioè ingrandibile senza perdere qualità. Se hai solo un’immagine presa dai social o dal biglietto da visita, si può usare per una bozza, ma sul sito rischia di apparire sfocata o con uno sfondo che non sparisce. In quel caso valuto con te se ridisegnarlo fedelmente.
Sì. Dal vecchio sito recupero testi e immagini che vale la pena tenere e soprattutto l’elenco delle pagine che Google conosce già: ognuna andrà collegata alla pagina nuova corrispondente, altrimenti la visibilità costruita negli anni si perde. Servono anche le statistiche, per capire quali pagine portano visite. Se gli accessi sono persi si recuperano, ma conviene muoversi subito.
No. Mandami tutto quello che hai, anche in un documento solo e in disordine: appunti, vecchie brochure, risposte che dai ai clienti. Quando la mappa delle pagine è approvata distribuisco io i contenuti, ti segnalo cosa manca per ciascuna pagina e ti faccio domande mirate. Dividere i testi prima di avere la mappa spesso vuol dire riscriverli due volte.
Sì, quelle vere, riportate senza modifiche e con l’indicazione di dove vengono. Sono una delle cose che le persone guardano prima di contattarti, e sul sito funzionano meglio vicino al servizio di cui parlano. Recensioni ritoccate o scritte su misura sono una scorrettezza verso chi legge e, quando vengono scoperte, fanno più danno di nessuna recensione.
Bastano due righe: cosa fa la tua attività, l’indirizzo del sito se ne hai già uno e cosa vorresti che il sito nuovo facesse, per esempio portare telefonate, richieste o prenotazioni. Il materiale non serve ancora: lo raccolgo dopo, quando la proposta è approvata. Se hai siti di riferimento o un’idea delle pagine, aggiungili pure, perché aiutano a preparare una proposta più precisa.
